Dio te ne renda merito!
Il ringraziamento più bello e potente
Ti loderò, Signore, mio Dio, con tutto il cuore e darò gloria al tuo nome per sempre. Sal 86,12
Questo opuscolo del Movimento Mariano di Sacerdoti e Laici invita a riscoprire il venerando «Dio te ne renda merito» come il ringraziamento più bello e potente. Tratta della risposta «Dio ti benedica», dell'esercizio della gratitudine verso Dio e verso gli uomini, del fiume di grazia della Santa Messa, della chiave del Sacratissimo Cuore di Gesù e della grazia del momento, e presenta santi riconoscenti, come il frate cappuccino Felice da Cantalice.
Indice
- Il «Dio te ne renda merito» sulla bilancia
- La gratitudine arricchisce la nostra vita
- Il ringraziamento più bello e potente
- Non dimenticate la Buona Intenzione
- Una luce per la nostra coscienza
- Un rimedio potente
- Il fiume di grazia della Santa Messa
- La chiave del Sacratissimo Cuore di Gesù
- Ringraziare con la Madre di Dio
- La grazia del momento
- La grande litania di ringraziamento
- Fra Deogratias
Il «Dio te ne renda merito» sulla bilancia
Il seguente fatto vero avvenne nell'anno 1852 nella cittadina di Albendorf, nella contea di Glatz, allora ancora austriaca.
Una povera operaia, il cui marito giaceva malato da tempo, voleva chiedere al macellaio un pezzo di carne per una zuppa nutriente. Espose la sua richiesta al maestro macellaio. Ma questi scosse la testa e disse: «Non mi piacciono clienti così. Voglio vedere denaro contante». «Gratis non lo voglio affatto», disse la donnina. «Ti do un “Dio te ne renda merito”, che pesa bene». Con scherno il macellaio disse: «E quanto vuoi che pesi il tuo “Dio te ne renda merito”? Lo vedremo subito». Prende un pezzo di carta, vi scrive sopra le parole «Dio te ne renda merito» e lo mette su un piatto della bilancia. Ma ecco, non crede ai propri occhi. Con un colpo secco quel piatto scende in basso. In fretta taglia un pezzo di carne dal banco vicino e lo mette sull'altro piatto. Ma questo non si muove. Ne aggiunge un secondo pezzo, un terzo, anzi tutta la carne che ha sul banco. Eppure non riesce a far salire il piatto con il «Dio te ne renda merito». Questo rimane tirato verso il basso; l'altro, con tutta quella carne, resta in alto. Il macellaio non si riprende più dallo stupore.
Scuote la testa e dice: «È incredibile, ma lo vedo con i miei occhi: il “Dio te ne renda merito” pesa più di tutta la mia carne».
Diede alla donnina sorpresa un bel pezzo e da allora in poi tenne in gran conto un «Dio te ne renda merito».
Nella mia infanzia ho sentito raccontare questa storia tante e tante volte. È attestata da coloro che l'hanno vissuta ai tempi dei bisnonni.1
Tutto il mondo, infatti, davanti a te è come polvere sulla bilancia. Sap 11,22
1 p. Bonaventura Blattmann OFM, Vergelt's Gott, Imprimatur: Augusta, 30.05.1938 vic. gen. Dr. Eberle.
La gratitudine arricchisce la nostra vita
La frequenza con cui la Sacra Scrittura ci invita alla gratitudine e al ringraziamento non lascia dubbi sulla sua importanza per la nostra vita spirituale. Molti salmi traboccano letteralmente di espressioni di ringraziamento e San Paolo non si stanca di esortare la comunità a rendere grazie.
Dio avvolge le anime riconoscenti con un amore di predilezione particolare e le colma letteralmente dei Suoi favori, perché a ogni sincero ringraziamento che rivolgiamo a Dio, nostro più grande benefattore, Egli lega subito una nuova grazia, corrispondente alle nostre necessità personali. È interessante, a questo proposito, che i termini «grazie» (gratias) e «grazia» (gratia) derivino dalla stessa radice latina.
San Tommaso d'Aquino spiega il legame tra grazia e ringraziamento così: la gratia è la benevolenza di Dio che si comunica, con la quale Egli rende un uomo a Sé gradito, e la gratiarum actio è la risposta suscitata dalla grazia nell'uomo a questo dono immeritato.
Solo quando la grazia diventa ringraziamento ha raggiunto il suo scopo. L'ingratitudine, invece, si rivela come disgrazia. Quanto ci addolora quando il nostro sforzo di fare del bene al prossimo incontra ingratitudine o un atteggiamento superficiale di chi dà tutto per scontato. Ma ancora molto di più Dio viene ferito dalla vile ingratitudine delle Sue creature. Già nell'Antico Testamento, nel Libro della Sapienza, si legge: «perché fosse noto che si deve prevenire il sole per renderti grazie e incontrarti al sorgere della luce, poiché la speranza dell'ingrato si scioglierà come brina invernale e si disperderà come un'acqua inutilizzabile». (Sap 16,28-29)
E quanto è triste la domanda del nostro Salvatore dopo la guarigione dei dieci lebbrosi: «Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?» (Lc 17,15-18)
La parola tedesca «danken» (ringraziare) deriva da «denken» (pensare). È riconoscente chi pensa ai benefici ricevuti invece di dimenticarli, e chi mostra questo non dimenticare anche a parole e con i fatti.
Come beneficati, giungiamo molto spesso ai nostri limiti. Che non potremo mai ricambiare a Dio, nemmeno approssimativamente, il bene che ci fa in ogni istante, lo sappiamo bene; ma non è forse vero che in molte situazioni della nostra vita anche le manifestazioni di gratitudine verso i nostri benefattori restano ben al di sotto di quanto abbiamo ricevuto? Proprio in questi momenti è un sollievo straordinario chiedere al Padre nel cielo, con la forma popolare di ringraziamento del «Dio te ne renda merito», di ricompensare i nostri benefattori per ciò che abbiamo potuto ricevere da loro.2
Ti raccomando i miei genitori, custodiscili per me, caro Dio.
Ricompensa Tu, o Dio, poiché io non posso, il bene che mi hanno fatto!
2 Cfr. p. dott. Bernward Deneke FSSP, Informationsblatt der Priesterbruderschaft St. Petrus, ago./sett. 2025.
Il ringraziamento più bello e potente
Il santo francescano padre Bonaventura Blattmann (1860-1942) scrive, nel suo opuscolo intitolato Vergelt's Gott, sull'inestimabile valore della gratitudine praticata per amore di Dio. Commovente è il dialogo infantile e amorevole tra questo religioso mistico, ricolmo di grazia, e nostro Signore Gesù Cristo.3
3 Padre Bonaventura fu dal 1903 al 1912 provinciale dei francescani bavaresi. Dopo una grave malattia si dedicò, fino alla morte, alla Guardia d'onore del Cuore Immacolato di Maria da lui fondata, anche mediante la diffusione di opuscoli. Nel 1932 fondò l'Arciconfraternita del Sacratissimo Cuore di Gesù e del Cuore Immacolato di Maria.
L'Ultima Cena
La legge della gratitudine
Gesù: Hai già riflettuto, cara anima, sulla gratitudine?
Anima: No, carissimo Gesù. Ti prego, istruiscimi. Vedi, ho fame e sete delle parole del Tuo amore.
Gesù: Sappi, buona anima, che la legge della gratitudine è già inscritta nella natura dell'uomo. Perciò persino molti non credenti e pagani praticano la gratitudine. Anzi, hai già visto tu stessa che perfino singoli animali sono riconoscenti e attaccati ai loro benefattori. Al contrario, ci sono uomini che si lasciano guidare più dalle loro passioni che dalla legge della natura.
Ma poiché Io sono il Dio della bontà e della misericordia e non voglio che alcuno si perda, sia nell'Antico sia nel Nuovo Testamento ho richiamato agli uomini spesso e con parole chiare il dovere della gratitudine. Ma il Mio amore per le anime è andato ancora oltre. Ho insegnato loro la gratitudine verso Dio e verso gli uomini anche con il Mio esempio. Più volte si dice di Me: «Gesù alzò gli occhi al cielo e rese grazie».
Sappi però, amata anima, che anche nel Santissimo Sacramento dell'amore Io rendo grazie al Padre celeste per ogni amore, grazia e misericordia che Egli concede alle anime in modo del tutto immeritato. Nel Santissimo Sacramento offro al Padre celeste anche il ringraziamento di espiazione e di riparazione per tutte quelle anime che non ringraziano e che non vogliono affatto capire di essere obbligate a Dio per un ringraziamento santissimo.
Considera inoltre, cara anima, che nel Santissimo Sacramento in certo modo Io stesso sono riconoscente alle anime che vengono con buona volontà a visitarMi, a testimoniarMi il loro amore, a consolarMi e a prestarMi espiazione e riparazione per quelle anime che non si ricordano di Me.
A queste buone anime Mi mostro riconoscente consolandole, illuminandole, accrescendo in loro l'amore e la grazia, dando loro la forza per combattere le tentazioni, riempiendole di santa gioia nell'esercizio della loro vocazione e donando loro, nella croce e nella sofferenza, grande pazienza e forza per poterle sopportare in modo meritorio per l'eternità. Ora però Io ti domando, cara anima: vuoi seguirMi nella gratitudine?
Anima: Volentieri e con tutto l'amore lo farò. Ma Ti prego, carissimo Gesù, dimmi come devo praticare la gratitudine.
Mai potrò, o Signore, ringraziarTi abbastanza.
Ogni respiro Ti ringrazi.
Ogni battito del cuore Ti ringrazi,
fino all'ultimo battito dell'ultimo giorno.
Allora ogni pensiero Ti ringrazierà
con un eterno grazie, grazie, grazie!
La Santissima Trinità (El Greco)
L'esercizio della gratitudine verso Dio
Gesù: Ponderalo bene, cara anima: tutta la tua vita è piena dei benefici di Dio. Già ogni respiro è un dono di Dio. Ancora più grandi e preziose sono le innumerevoli grazie soprannaturali che ti giungono ogni giorno. A ragione, perciò, la santa Chiesa nel Prefazio della Santa Messa esorta i fedeli a rendere grazie a Dio sempre e in ogni luogo.
Anima: Ma come, carissimo Gesù, devo dire quando voglio ringraziare Dio?
Gesù: Nel ringraziamento a Dio ci sono molti gradi. Le espressioni più semplici di ringraziamento sono: Ti ringrazio, o Dio. Oppure Grazie a Dio. Vedi, già queste parole di ringraziamento non solo rendono la tua anima molto più gradita a Dio, ma la adornano anche di una serie di virtù. Con la virtù della gratitudine eserciti infatti anche la virtù della fede, dell'amore, dell'umiltà. Con ogni atto di ringraziamento Mi diventi perciò molto più gradita. Se però vai un poco oltre e dici, ringraziando: A Dio siano resi lode, gloria e ringraziamento, allora offri a Dio, insieme agli atti di virtù menzionati, anche la lode. Così la tua anima si arricchisce ancora molto di più.
Il tuo ringraziamento diventa incomparabilmente più prezioso quando nel ringraziare lasci agire l'attività della volontà. Lo fai quando, nelle occasioni che si presentano, dici: A Dio siano resi, a nome di tutte le anime e per tutte le anime, lode, gloria e ringraziamento. Se fai così, non ringrazi più soltanto tu, ma Mi offri il ringraziamento di tutte le anime e Mi presti allo stesso tempo espiazione e riparazione per tutte quelle anime che non Mi ringraziano. In questo modo ottieni in alta misura l'amore e il compiacimento di Dio e fai scendere sulle anime la misericordia di Dio.
Anima: Ma come, carissimo Gesù, devo fare se voglio ringraziare Te, il Padre e lo Spirito Santo sempre e in ogni luogo?
Gesù: Questa tua domanda rallegra il Mio Cuore e con gioia ti dico che la via per farlo è l'attività della volontà. A questo scopo risveglia spesso il seguente atto di volontà: Alla Santissima Trinità siano resi infinite volte, sempre e ovunque, a nome di tutte le anime e per tutte le anime, lode, onore, gloria e ringraziamento per ogni cosa, da sempre e per sempre. Con questo atto di ringraziamento eterno Mi offri il ringraziamento a nome di tutte le anime e per tutte le anime non solo una volta, ma infinite volte, e il tuo ringraziamento continuerà e opererà in eterno, perché Dio in ogni cosa guarda alla volontà.
Anima: O eterno Amore, come sei buono, che mi hai istruita con tanto amore sulla gratitudine verso Dio.
Oh, Ti prego, dimmi anche come devo ringraziare gli uomini.
L'esercizio della gratitudine verso gli uomini
Gesù: Fai bene attenzione, anima che ami Dio: anche nella gratitudine verso gli uomini ci sono molti gradi, in modo simile al ringraziamento a Dio. Gli uomini del mondo e tutti quelli che si lasciano dominare dallo spirito del mondo praticano la gratitudine per motivi puramente naturali, per esempio perché è consuetudine, o perché è buona educazione ringraziare. Vedi, un tale ringraziamento comporta soltanto una ricompensa puramente naturale. Io ricompenso in diversi modi questo ringraziamento alle anime, ma soltanto in questo mondo. Se invece dici ti ringrazio, per amore di Dio, o perché Dio vuole che tu sia riconoscente anche verso gli uomini, allora pratichi la virtù della gratitudine per un motivo soprannaturale. Vedi, un tale atto di ringraziamento lo ricompenso con beni soprannaturali ed eterni. Cresci nella grazia santificante e ti guadagni meriti per il cielo. Incomparabilmente più prezioso, più gradito a Me, più efficace e più ricco di benedizione è tuttavia il ringraziamento del «Dio te ne renda merito».
Del «Dio te ne renda merito»
Gesù: Ricorda bene, cara anima, quello che ti dico ora. Se ringrazi con un «Dio te ne renda merito», Mi chiedi di ricompensare quell'anima per il bene che ti ha fatto. Questa tua richiesta la esaudisco molto volentieri e ricompenso abbondantemente l'anima che ti ha fatto del bene, secondo la misura della sua capacità di ricevere. Ma ancora molto maggiore è il vantaggio che hai tu stessa, quando ringrazi con «Dio te ne renda merito». Infatti con il «Dio te ne renda merito» fai all'anima che ti ha fatto del bene, per lo più, un beneficio molto maggiore di quello che ti ha fatto lei. Con quest'opera di carità verso il prossimo allieti il Mio Cuore e Io ti ricompenserò per questo sovrabbondantemente. Oltre alla virtù della gratitudine, pratichi la virtù della fede, della fiducia in Dio, dell'amore di Dio e del prossimo, della vera pietà, della prudenza e dell'umiltà. Da ciò vedi che la tua anima, dopo ogni sincero «Dio te ne renda merito», risplende di un ornamento di virtù molto più splendido. Dopo ogni vero «Dio te ne renda merito» ottieni anche un molteplice aumento della grazia santificante e tutto ciò che fai poi ha un valore spirituale molto maggiore di prima. Vedi ora, cara anima, quanto grande vantaggio spirituale il «Dio te ne renda merito» procura alla tua anima?
Nulla rende l'uomo così degno dei doni divini come la costante gratitudine verso Dio per i doni ricevuti. Sant'Ignazio da Laconi
Concedi, o Dio, che a tutti coloro che ci hanno fatto del bene nel corpo e nell'anima non manchi mai il pane del cielo e della terra.
Anima: O mio buon Gesù, quanto profondamente addolora la mia anima di aver subito tanti danni, perché mi sono accontentata così spesso di un ringraziamento puramente mondano. In futuro, però, in ogni caso dirò sempre soltanto «Dio te ne renda merito». O Gesù, Ti prego, benedici questo mio proposito.
Del «Dio ti benedica»
Gesù: Con grande amore esaudisco la tua richiesta. Ma, cara anima, non fermarti a metà strada: dà sempre anche la risposta adatta al «Dio te ne renda merito». Essa suona «Dio ti benedica». Se all'anima che ti dice per qualcosa «Dio te ne renda merito» rispondi con un «Dio ti benedica», la benedizione di Dio viene concessa in pienezza a entrambe le anime.
Oh, se solo gli uomini sapessero quanto il Mio Cuore desidera elargire alle anime grazie, benedizioni e benefici, ricambierebbero questo Mio amore. Ma pochi ne hanno desiderio. Con «Dio te ne renda merito» e «Dio ti benedica» due anime Mi danno la gioia di pregarMi con amore l'una per l'altra. Con queste richieste reciproche entrambe le anime compiono un'opera spirituale di misericordia. In verità, con gioia accolgo le richieste di entrambe e non pongo limite né alla ricompensa né alla benedizione, così che in ogni modo superano di gran lunga tutte le ricompense terrene. Ma ancora molto più prezioso è il guadagno di grazia e di virtù che entrambe le anime ottengono per se stesse mediante le loro richieste.
Il valore accresciuto del «Dio te ne renda merito»
Gesù: Poiché vedo, cara anima, il tuo cuore pieno di desiderio di procurarMi tanta gioia con il «Dio te ne renda merito» e con il «Dio ti benedica», voglio farti notare come puoi rendere gli effetti di entrambe le richieste ancora molto più grandi.
Anima: O Gesù, c'è dunque ancora qualcosa di più grande di ciò che mi hai detto sul «Dio te ne renda merito»?
Gesù: Certo, figlia Mia, il mezzo per questo è la tua libera volontà. Nella libera scelta della tua volontà puoi semplicemente dire «Dio te ne renda merito». Ma puoi anche dire: «Dio te ne renda merito mille volte». Con quest'ultimo Mi inviti a ricompensare il dono non semplicemente, ma mille volte tanto. Con questa richiesta moltiplicata Mi fai una gioia molto più grande che con il semplice «Dio te ne renda merito». Perciò anche il valore e l'efficacia del «Dio te ne renda merito mille volte» è molto più grande. Per quanto grande e a Me gradita sia questa richiesta rafforzata, vi è tuttavia in essa una certa limitazione. Non accontentarti dunque di questo, ma aggiungi al «Dio te ne renda merito» le parole «in eterno». Se segui questo consiglio, non Mi dai soltanto gioia, ma Mi onori anche come Dio veramente onnipotente, eternamente buono e misericordioso. Ma fai anche all'anima, a cui dici «Dio te ne renda merito in eterno», un'opera di misericordia incomparabilmente più grande che se dici «Dio te ne renda merito mille volte». Lo stesso vale in tutto e per tutto anche per «Dio ti benedica in eterno».
Puoi però rendere il «Dio te ne renda merito» e il «Dio ti benedica» ancora molto più preziosi, di maggior valore e più meritori. Il mezzo per questo è la grande buona intenzione.
Risveglia dunque per tutta la tua vita l'atto di volontà di dire sempre, a nome di tutte le anime e per tutte le anime, «Dio te ne renda merito in eterno» e «Dio ti benedica in eterno». Con quest'atto Mi offri il ringraziamento di tutti gli uomini, anche di quelli che non Mi ringraziano mai. Perché però questo grande atto di volontà del ringraziamento universale non si affievolisca in te, ti consiglio di rinnovarlo spesso. Non lasciare inoltre passare alcuna occasione di praticare la misericordia, affinché ti sia concesso spesso un «Dio te ne renda merito in eterno» e un «Dio ti benedica in eterno». Se tutte le anime agissero così a vicenda, non solo l'amore crescerebbe molto di più nei cuori, ma si dispiegherebbe molto di più anche la benedizione di Dio, giungendo a un'efficacia spirituale sempre più grande.
Ora che sei istruita, cara anima, sul grande valore del «Dio te ne renda merito» e del «Dio ti benedica», abbi cura che ne vengano a conoscenza anche quelle anime che nulla sanno di queste fonti di grazia. Se lo fai, hai parte a tutti gli effetti che derivano dal tuo insegnamento.4
Ringraziate con gioia il Padre
che vi ha resi capaci
di partecipare alla sorte dei santi nella luce. Col 1,12
4 Vergelt's Gott, e così pure p. 26 e p. 27.
Il saluto «Dio ti saluti»
Gesù: Come per il ringraziamento, è così anche per il saluto. Il saluto reciproco «Buongiorno» non giova per nulla alle anime. Invece il sincero saluto reciproco «Dio ti saluti» porta ai salutanti grande vantaggio, anzi guadagno eterno. Esaudisco volentieri la richiesta contenuta in questo saluto e saluto le anime rivolgendo loro il Mio amore e la Mia grazia.
Ma ancora incomparabilmente più benedetto è il saluto «Ave Maria» o «Sia lodato Gesù Cristo».
Considera, cara anima: se già un «Dio te ne renda merito» o «Dio ti benedica» a un'anima che è in stato di grazia porta un così grande guadagno spirituale per l'eternità, quanto incomparabilmente più grande è allora la ricompensa per le opere di obbedienza, di amore, di misericordia, di rinuncia a sé, per la ricezione dei santi sacramenti, come pure per il paziente sopportare della croce e della sofferenza, specialmente quando queste opere Mi vengono offerte a nome e per tutte le anime.
O cara anima, sii dunque zelante e approfitta di ogni occasione di fare il bene e sappi che Io sono sempre pronto ad aiutarti, ad arricchirti spiritualmente.
Anima: In eterno siano resi a Te, o buon Salvatore, a nome di tutte le anime e per tutte le anime, lode, onore, gloria e ringraziamento per la grandissima bontà e misericordia con cui mi hai istruita con tanto amore. Sono fermamente decisa a seguire fedelmente la Tua volontà. Oh, Ti prego, donami per questo la Tua grazia.
Ti lodiamo e Ti benediciamo e Ti rendiamo grazie, o Santissima Trinità, per tutto il Tuo amore, la Tua grazia e la Tua misericordia, da sempre e per sempre.
Salutate ciascuno dei santi in Cristo Gesù. Fil 4,21
Non dimenticate la Buona Intenzione
La mistica tedesca Mechthild Thaller-Schönwerth (1868-1919) scrive: Oggi è venuto da me il defunto padre Policarpo. Come ringraziamento per la liberazione dal purgatorio mi ha detto: «Digiuna, prega, fai elemosine, pratica la rinuncia a te stessa e l'obbedienza e sarai beata.
Risveglia in tutto ciò che fai la Buona Intenzione, di compierlo nel nome di Gesù e con le sofferenze di Gesù, e diventerai santa e perfetta.
Se potessi tornare in vita ancora solo per un'ora, non farei altro che parlare dell'inestimabile valore della “Buona Intenzione”.
Se avessi saputo tutto come adesso, non avrei mai predicato altro che: “Non dimenticate la Buona Intenzione!”
Mediante la Buona Intenzione costante si impara la perfetta obbedienza, il perfetto pentimento e si giunge a un amore così ardente che non si può più pensare a nient'altro che a Dio.
Mediante la Buona Intenzione costante diventerai santa.
Te lo dico come ringraziamento per la tua preghiera!»5
Padre celeste, Ti offro tutto ciò che farò, offrirò e soffrirò, unito ai meriti di Gesù e di Maria, a nome di tutte le anime e per tutte le anime dell'intera Chiesa nei suoi tre stati, con la volontà di operare e di continuare a operare così in eterno. Amen. Prof. Albert Drexel
5 Die Vertraute der Engel, Leben der Mystikerin Mechthild Thaller-Schönwerth, Jestetten 1992.
Una luce per la nostra coscienza
Secondo Sant'Ignazio di Loyola la gratitudine è un mezzo indispensabile per un buon e fruttuoso esame di coscienza. Dove gli ambienti dell'anima vengono illuminati dalla gratitudine praticata ogni giorno, i moti corrosivi del malumore e dell'insoddisfazione, che derivano in ultima analisi dall'amore di sé, non possono prendere il sopravvento nella nostra anima.
Con la luce della gratitudine questi «ladri di gioia» possono essere scovati e trattati con i rimedi adeguati. Infatti è appena possibile essere insoddisfatti e al tempo stesso anche riconoscenti. Visto così, l'esercizio del consenso riconoscente, dato ogni giorno alle esigenze di Dio, è esercizio e prova di tutte le virtù.
La madre della gratitudine è l'umiltà, che per così dire le dà la vita, così come la superbia genera l'ingratitudine. Le sorelle della gratitudine sono la gioia e la contentezza, che camminano allegre con lei nella vita e sono accompagnate da molte altre virtù.6
Abìtuati a innalzare il cuore a Dio, in rendimento di grazie, molte volte al giorno.
Perché ti hanno disprezzato, perché hai il necessario o perché non lo hai, perché Egli ha reso così bella Sua Madre, che è anche tua madre, perché ha creato il sole e la luna, le piante e gli animali, perché ha fatto quell'uomo così eloquente e te così impacciato nel parlare... Ringrazialo di tutto, perché tutto è buono. San Josemaría Escrivá
6 Cfr. Geist und Leben, Zeitschrift für Aszese und Mystik, Würzburg 1956, fasc. 4, p. 286 s.
Un rimedio potente
Proprio perché Dio si rallegra tanto della gratitudine delle Sue creature, questa virtù così attraente, con cui arricchiamo anche i nostri simili, dovrebbe starci a cuore. Non esiste quasi medicina che ristori, guarisca, fortifichi l'anima in modo simile e la renda ricettiva alla grazia di Dio.
Allo stesso modo essa disinnesca ogni forma di influsso negativo, perché ci dispone a ricambiare il male con il bene e a perdonare tutti coloro che non ci sono ben disposti.7
La grazia di essere riconoscenti in ogni momento della vita, sia che questo momento rechi i tratti della gioia o del dolore, è frutto della fiducia credente che tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio. (Rm 8,28) La gratitudine è il segreto di una persona lieta e contenta, come esprime la seguente storia:
In un vivace gruppo di italiani una giovane donna fu all'improvviso così toccata dalla vista di un piccolo sacerdote anziano, il cui volto irradiava una gioia insolitamente profonda, che gli si avvicinò e gli chiese:
«Mi scusi se glielo chiedo così direttamente, ma perché è così pieno di gioia? Ha un motivo particolare?» – «Oh no, è piuttosto il mio piccolo segreto. Ma glielo rivelo», disse lui sorridendo. «Ho 95 anni. Quando avevo cinque anni constatai con tristezza che la gente si lamentava continuamente per la minima occasione, e questo mi sconvolse. Sentivo anche che Gesù ne era addolorato. Allora feci un patto con Lui e Gli promisi che durante i successivi 100 anni della mia vita non mi sarei mai lamentato; che, al contrario, Lo avrei lodato per ogni cosa, per i giorni buoni come per quelli cattivi, e che avrei sempre onorato il dono della vita. E devo dire che ho mantenuto la mia promessa. In tutti questi anni in cui ho esaltato la vita, il male non ha potuto farmi nulla e così sono sfuggito a tutti i demoni!»
Questo sacerdote quasi centenario dimostrò con la sua vita che la gratitudine aveva fatto di lui un uomo lieto. La gioia riconoscente vuole comunicarsi, produce buone azioni. Se ho ricevuto già così tanto, allora desidero volentieri condividerlo con altri. Per questo le persone riconoscenti sono amate. Portano con sé contentezza e una certa serena pacatezza, anche quando devono portare anch'esse tante cose. Si sta semplicemente volentieri con loro, il che accresce la felicità da entrambe le parti.
Chi non è riconoscente si lamenta in fretta e critica, il che non fa che aumentare l'insoddisfazione e ingrandire il male. Ma quando il nostro cuore è colmo di gratitudine, lì non c'è posto per gelosia, invidia, vendetta, malevolenza, ira, avarizia, abbattimento o addirittura disperazione. Per questo la gratitudine è il miglior rimedio quando sperimentiamo in noi questi vizi, di cui spesso soffriamo. Sì, si può davvero dire: la gratitudine è una chiave della felicità.8
In ogni cosa rendete grazie: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi. 1 Ts 5,18
Venite a Me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e Io vi darò ristoro. Invocatemi, Io vi esaudirò; cercate e troverete, chiedete e riceverete, bussate e vi sarà aperto. Iscrizione dell'immagine «Gesù medico e farmacista»
7 Cfr. Geist und Leben.
8 Cfr. Triumph des Herzens, Dankbarkeit der Schlüssel zum Glück, n. 122.
Gesù farmacista
Il fiume di grazia della Santa Messa
Gesù: Imprimiti bene nella mente, cara anima, che la Santa Messa è lo stesso sacrificio che Io ho offerto sulla croce al Mio Padre celeste per la redenzione del mondo. Come il sacrificio della croce, così anche il sacrificio della Messa è un sacrificio di valore infinito, perché Io, Dio uguale al Padre e allo Spirito Santo, Mi offro in ogni Messa al Padre celeste.
L'offerta e l'ascolto della Santa Messa è perciò, fra tutte le opere buone, di valore massimo. Come il sole splende più luminoso e giova alla terra più di tutte le stelle insieme, così l'offerta e l'ascolto della Santa Messa valgono più di tutte le opere buone di tutti gli uomini messe insieme. Tutte le opere buone sono soltanto opere umane. Nella Santa Messa invece offri il Mio Corpo e il Mio Sangue, anzi Me stesso, il Figlio unigenito di Dio. Assisti dunque, cara anima, alla Messa ogni volta che ti è possibile.
La Santa Messa è il più sublime sacrificio di adorazione e di lode. Dio è la maestà eterna e infinita, la sintesi di tutte le perfezioni, il Signore del cielo e della terra. A Lui spettano infinito omaggio, lode e gloria. Ma nessuna creatura, nemmeno Maria, Mia amatissima Madre, può da sé adorare, lodare e glorificare Dio come Egli merita. Solo Io, il Figlio di Dio, posso onorare, lodare e glorificare degnamente la divinità e a ogni Messa offro a Dio infinita adorazione, lode e gloria, così come Gli spettano.
Mediante il sacrificio della Santa Messa puoi anche tu, cara anima, offrire alla maestà divina infinito omaggio, adorazione, lode e gloria, ogni volta che vi assisti con retta intenzione. Oh, rallegrati e offri con zelo a Dio il sacrificio di adorazione e di lode della Santa Messa. La Santa Messa è il più perfetto sacrificio di ringraziamento.
Per le innumerevoli grazie e i benefici di cui Dio ti rende incessantemente partecipe, non puoi ringraziare come si addice a Dio. Ciò che da sola non puoi, l'ho reso possibile Io. In ogni Santa Messa offro Me stesso, con la massima disposizione al ringraziamento, al Mio Padre celeste come sacrificio di ringraziamento perfetto. Con Me e per mezzo di Me puoi anche tu, cara anima, in ogni Santa Messa a cui assisti con spirito di gratitudine, ringraziare Dio in modo perfetto.
Per mezzo di Me e del Mio sacrificio eucaristico sei diventata così ricca che puoi consacrare al Padre celeste un controdono indicibilmente alto in ringraziamento per tutti i Suoi benefici. La gratitudine è però anche una virtù magnifica. Perciò dovresti ringraziare Dio non solo durante la Santa Messa, ma sempre e ovunque.
La Santa Messa è il sacrificio di espiazione e di soddisfazione pienamente sufficiente. Il peccato è un'offesa infinita a Dio. Nessun uomo è in grado di prestare per un solo peccato un'espiazione e una soddisfazione di pieno valore. Per questo Mi sono impietosito dell'umanità e Mi sono offerto sul legno della croce al Padre celeste come espiazione e soddisfazione. Questo sacrificio di espiazione e di soddisfazione lo continuo nella Santa Messa. […]
Gesù, Signore pieno di bontà, vero Pellicano, lava col Tuo sangue ciò che ho commesso di male.
Una sola goccia di questo sangue basta per la salvezza, cancella ogni misfatto che la terra abbia mai portato. San Tommaso d'Aquino
Come sacrificio di soddisfazione il Santo Sacrificio della Messa ottiene la remissione delle pene del peccato che, dopo il perdono dei tuoi peccati, dovresti scontare sulla terra o nel purgatorio.
Questa remissione delle pene del peccato è tanto più perfetta quanto più sei libera dall'attaccamento al peccato. Il sacrificio di soddisfazione della Santa Messa puoi applicarlo anche alle povere anime; anzi, non puoi renderle servizio migliore che assistere alla Santa Messa per loro, o farla celebrare per esse.
L'ora della Santa Messa è davvero un'ora d'oro, perché per mezzo di essa tutta la tua opera della giornata viene trasformata in oro di valore eterno.
Dio, che vede il tuo desiderio, fa scendere anche su di te e sulla tua opera della giornata l'effetto della Santa Messa.
La Santa Messa ti ottiene, cara anima, anche molti benefici temporali. Benedizione per la tua professione, conforto, coraggio, aiuto nelle tue necessità. Poiché però non sai che cosa serve alla tua salvezza, aggiungi sempre alle tue richieste temporali la condizione: «Se è volontà di Dio», «Se serve alla salvezza». In ogni caso è certo che in tutte le necessità trovi esaudimento nel modo più sicuro quando alla Santa Messa unisci le tue richieste alla Mia intercessione, perché mediante il Mio sacrificio vengono esaudite più sicuramente, più presto e pienamente.
Con la partecipazione alla Santa Messa cresci nell'amore e nella grazia di Dio, e perciò tutto ciò che fai durante il giorno ha un valore incomparabilmente maggiore che se non avessi assistito alla Santa Messa. Se però ti è effettivamente impossibile assistere alla Santa Messa, partecipa almeno col desiderio e col voto. Anzi, Io ti consiglio di fare l'intenzione di voler partecipare ogni giorno a tutte le Sante Messe.9
O Gesù, per la Tua morte e il Tuo santo Sangue converti i peccatori, salva i moribondi, libera le povere anime dal purgatorio, santifica i sacerdoti, i religiosi e le famiglie.
9 p. Bonaventura Blattmann OFM, Gnadenströme, Imprimatur: August Vindel, 04.05.1934 vic. Gen. Dr. Eberle.
Santa Margherita Maria Alacoque
La chiave del Sacratissimo Cuore di Gesù
Nell'ottava del Corpus Domini, nel giugno 1675, Gesù mostrò a Santa Margherita Maria Alacoque il Suo Cuore divino e le disse:
Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini da non risparmiare nulla, fino a esaurirsi e a consumarsi per testimoniare loro il Suo amore. In segno di riconoscenza non ricevo dalla maggior parte che ingratitudini, per le freddezze e i disprezzi che essi Mi usano in questo Sacramento d'Amore. Ma ciò che più Mi amareggia è che anche anime a Me consacrate si comportino così contro di Me. Per questo ti chiedo che il primo venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini sia istituita una festa particolare per onorare il Mio Sacratissimo Cuore. In quel giorno si riceva la santa Comunione e Mi si renda onore con una solenne ammenda d'onore, per riparare gli oltraggi che vengono arrecati al Santissimo Sacramento dell'altare […].
Visitando di continuo Gesù nel Sacramento del Suo amore e ringraziandoLo per tutto ciò che ha fatto per noi, consoliamo il Suo Sacratissimo Cuore e Gli prestiamo riparazione per l'ingratitudine e l'indifferenza di tante anime. In questo modo riceviamo innumerevoli grazie per noi stessi e per tutti coloro che Dio ha affidato alla nostra preghiera. Perché la gratitudine è la chiave del tesoro del Sacratissimo Cuore di Gesù.
Onore, amore e ringraziamento al Sacratissimo Cuore di Gesù! Preghiera indulgenziata
Ma anche quando non abbiamo sempre l'occasione di visitare Gesù nel mistero del Suo amore e di riceverLo sacramentalmente, abbiamo tuttavia sempre la possibilità, mediante il nostro desiderio ardente, di salutarLo, adorarLo e riceverLo spiritualmente con amorosa gratitudine in tutti i tabernacoli del mondo.
Santa Teresa di Gesù Bambino diede a sua sorella carnale Céline questo consiglio: Ciò che attira maggiormente le grazie di Dio è la riconoscenza. Se Lo ringraziamo per un beneficio, Egli è commosso e si affretta a farcene altri dieci.
Se Lo ringraziamo di nuovo con la stessa sincerità, quale incalcolabile moltiplicazione di grazie!
Io stessa ne ho fatto l'esperienza: prova e vedrai. La mia gratitudine è infinita per tutto ciò che Egli mi concede, e gliene do la prova in mille modi.
Quanto più un'anima è modesta e umile, tanto più è riconoscente, ma anche tanto più forte nella fede che anche le sofferenze sono un dono di Dio.
Ti ringrazio, o mio Dio, per tutte le grazie che mi hai concesso, in particolare per avermi fatta passare per il crogiolo della sofferenza. Con gioia Ti contemplerò nell'ultimo giorno, quando porterai lo scettro della Croce. Poiché Ti sei degnato di darmi in sorte questa Croce così preziosa, spero di rassomigliarTi in cielo e di vedere risplendere sul mio corpo glorificato le sacre stimmate della Tua Passione. Santa Teresa di Gesù Bambino
Padre celeste, per mezzo del Cuore Immacolato di Maria Ti offriamo, a nome di tutte le anime e per tutte le anime, con la volontà, infinite volte e senza posa, il Sacratissimo Cuore di Gesù, con tutto il Suo amore e con tutte le Sue sofferenze, con il Suo Preziosissimo Sangue, con tutti i Suoi meriti e con tutta la Sua vita e opera eucaristica, in espiazione e riparazione per tutti i nostri peccati e per la glorificazione di tutte le Tue sante intenzioni. p. Bonaventura Blattmann
Che cosa renderò al Signore per tutti i benefici che mi ha fatto? Alzerò il calice della salvezza. Sal 116,12-13
Se prendo questo calice imporporato del sangue del mio Signore e, in gioioso rendimento di grazie, mescolo il mio sangue a quello della santa Vittima, esso partecipa della Sua infinità e può rendere al Padre un onore altissimo. Allora la mia sofferenza è un messaggio che porta l'onore del Padre. Santa Elisabetta della Trinità
La Visitazione – Maria da Elisabetta
Ringraziare con la Madre di Dio
Ogni giorno tutta la Chiesa canta e prega, unita alla Madre di Dio, il grande inno di lode del Magnificat, per glorificare il Dio Uno e Trino e ringraziarLo a nome di tutta l'umanità. Quanto più lasciamo che Maria lodi e ringrazi Dio in noi, tanto più ci rende partecipi delle sue grazie e dei suoi meriti magnifici. Questi sono così grandi ed eccelsi che la badessa ricolma di grazia suor Maria di Ágreda scrive: Lei sola, tesoro dell'altissimo Re e santuario del «grande mistero», offrì a Lui, in suo nome e a nome dell'intero genere umano, molta più venerazione e ringraziamento di tutti gli angeli e gli uomini insieme.10
L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre. Lc 1,46-55
10 Maria von Agreda, Leben der jungfräulichen Gottesmutter Maria, Jestetten 1982, vol. II, p. 144.
La morte, porta della vita
La grazia del momento
Gesù: Hai già considerato, cara anima, l'importanza di un momento?
Anima: No, mio buon Gesù. Oh, Ti prego, istruiscimi in proposito!
Gesù: Ascoltami dunque e ponderalo bene, ciò che ti comunico. In ogni momento sono pronte per te, cara anima, sia la grazia sia la prova. Entrambe stanno per così dire sempre davanti alla tua porta. Questo però è certo: che Io vado sempre avanti con il Mio amore e la Mia grazia prima di lasciar venire su di te una sofferenza o una prova. Certo, non ti sembra così, perché al posto della grazia vedi solo le sofferenze. La ragione è che la grazia viene comunicata nel profondo interiore all'anima, mentre le sofferenze e le prove si presentano per lo più dall'esterno all'anima. Ti sia detto in particolare che non di rado Mi servo di uomini come Miei strumenti per infliggerti le sofferenze e le prove destinate a te. Oppure permetto anche debolezze e malattie umane, sotto le quali sospiri, perché non vuoi sapere né capire che tutte queste sofferenze non sono soltanto grandi doni di grazia di Dio, ma che sotto tutte queste sofferenze e prove sono nascoste anche le grazie più preziose. Ti ho dato, cara anima, un bene davvero grande, ed è la conoscenza. Se la usi, puoi utilizzare in modo giusto tutte le sofferenze e le prove e anche cooperare in tutto ciò che riconosci come giusto. Mediante la conoscenza e mediante le sofferenze sopportate in senso giusto esse diventano grazie, e mediante la grazia usata in ogni tempo sarai condotta alla profonda unione con la Mia santissima volontà. Ogni momento può racchiudere in sé un pensiero o un atto di volontà, una decisione, un'offerta di sé, o un distacco da Me. Anzi, spesso due potenze lottano e combattono nell'anima, ed è un momento quello in cui l'anima si decide o per il bene o per il male. In un momento una vita di trenta, cinquanta o ottanta anni è conclusa per questo tempo. È un momento quello in cui da Me stesso viene pronunciato il giudizio sull'anima. E di nuovo è un momento quello in cui all'anima viene comunicato se sarà eternamente felice in cielo o eternamente infelice e dannata nell'inferno.
Tutta la vita è composta di semplici momenti. Nessuno può contare tutti i momenti che gli sono stati dati durante la sua intera vita. Dio però li conosce tutti. A Lui dovrai anche un giorno rendere conto dell'uso di ogni singolo momento. Felici e beate tutte quelle anime che sia hanno cooperato con la grazia, sia hanno sopportato le sofferenze e le prove in modo tale che tutto è diventato per loro merito eterno.
Usare bene i momenti
Ora però dico: pregate ininterrottamente. (1 Ts 5,17) La preghiera è appunto un mezzo principale con cui puoi usare tutti i momenti in modo giusto. Infatti, se preghi sempre, cioè se in tutto hai una Buona Intenzione e ti unisci a Me, tutto ciò che farai, lavorerai o soffrirai ti tornerà a merito. Un altro mezzo davvero importante per le anime sono le giaculatorie. Perché vedi, cara anima, se preghi giaculatorie nei momenti di grazia, l'afflusso di grazia diventerà tanto maggiore. Se invece preghi giaculatorie quando sei nella sofferenza e nella prova, allora per mezzo delle giaculatorie tutte le sofferenze e le prove diventano grandi sorgenti di grazia. Come senza posa va avanti il battito del cuore e del polso, così devi coltivare anche senza posa la preghiera interiore.
Nel tempo, poi, in cui sei trattenuta da moltissimi lavori, devi almeno lasciar operare la volontà. Poiché infatti ogni momento nella vita dell'uomo è così prezioso che nessuno deve andare perduto o rimanere inutilizzato, devi lasciare attiva la volontà in modo del tutto particolare al tempo del lavoro, e non solo per il presente della giornata di oggi, ma devi anche voler operare in anticipo con la volontà. Oh, questa attività spirituale della volontà, sia per te stessa sia per tutte le anime, con cui vuoi santificare tutti i momenti di tutti gli uomini e, secondo la Mia volontà, offrirli e sacrificarli a Me, e lo fai anche con la volontà. Questo è un campo di lavoro spirituale così grande, da cui germogliano infiniti frutti spirituali e si compie nel tempo qualcosa di davvero grande per tutta l'eternità. Quando dissi: Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! (Lc 12,49)
Vedi, così voglio dalle anime che, accese tutte d'amore per Me, mettano la loro vita al Mio servizio, trasformino tutti i momenti in grazie e si santifichino. Ma questo lo fanno pochissime anime. Lo omettono però anche molte di quelle anime che si dicono Miei servi e serve. Come dappertutto, così anche in questo punto puoi intervenire con espiazione e riparazione. Questo avviene dunque così, che fai e vuoi fare tutto a nome di tutte le anime e per tutte le anime. Devi farlo in modo così ampio da essere non solo generosa, ma addirittura magnanima. Vedi, basta un solo momento per risvegliare un atto d'amore, per vincere te stessa qua e là, per seguire l'invito della grazia e dell'amore di Dio o per cedere alla natura corrotta. Tutto questo puoi farlo per motivi diversi.
Per esempio, perché Io ti ricompensi per questo in eterno, o per provarMi con i fatti il tuo amore, o perché Io ti faccia partecipare alla Mia opera eterna, o a nome e per tutte le anime, o per essere attiva per le intenzioni e gli interessi di Dio. Quanto più i tuoi motivi sono elevati e di ampio respiro, tanto più agisci con magnanimità.11
11 p. Bonaventura Blattmann OFM, Leitsterne zum Himmel, Imprimatur: Augustae Vindel, 06.06.1934 vic. gen. Dr. Eberle.
La grande litania di ringraziamento
È veramente cosa buona e giusta, nostro dovere e fonte di salvezza, rendere grazie sempre e in ogni luogo a Te, Signore, Padre santo, Dio onnipotente ed eterno. Inizio del Prefazio
Signore, abbi pietà di noi!
Signore, abbi pietà di noi!
Cristo, abbi pietà di noi!
Cristo, abbi pietà di noi!
Signore, abbi pietà di noi!
Signore, abbi pietà di noi!
Cristo, ascoltaci!
Cristo, esaudiscici!
Dio Padre del cielo, abbi pietà di noi!
Dio Figlio, Redentore del mondo, ...
Dio Spirito Santo, ...
Santissima
Trinità, unico Dio, ...
Santa Maria, Madre di Dio, guida il coro del ringraziamento!
Per la luce, la vita e l'intera creazione, Ti ringraziamo, o Dio!
Per il presepe, la croce e il mattino di Pasqua, ...
Per la colomba dalle sette fiamme del fuoco celeste, ...
Per l'annuncio del mistero della Tua Santissima Trinità, ...
Per la Regina del cielo, Madre di Tuo Figlio e nostra, ...
Per l'acqua purificatrice del Battesimo sul nostro capo, ...
Per colui che ci ha condotti alla Tua Chiesa, ...
Per padre e madre, parenti e amici, ...
Per la patria, il governo e la lingua materna, ...
Per il pane quotidiano, la nostra casa e il lavoro di ogni giorno, ...
Per il conforto, la felicità e la protezione nei pericoli, ...
Per le opere di penitenza che ci hai dato da compiere, ...
Per l'amaro, ma corroborante calice delle sofferenze, ...
Per la grazia della Cresima, segno dei combattenti dello Spirito Santo, ...
Per il sacrificio del Corpo e del Sangue di Cristo, ...
Per il nutrimento quotidiano del pane del cielo, ...
Per Gesù, che dimora in mezzo a noi sull'altare, ...
Per il sostegno nel tribunale della penitenza, ...
Per l'olio che dà sollievo e salvezza ai malati, ...
Per il potere del sacerdote d'invocarTi, ...
Per la grandezza, l'onore e la dignità del vincolo matrimoniale, ...
Per la Chiesa, che tutti ci eleva e ci raccoglie, ...
Per Pietro con le chiavi del regno dei cieli in mano, ...
Per il Tuo regale ufficio di pastore e di sacerdote, ...
Per i fiorenti rami degli Ordini sull'albero della santa Chiesa, ...
Per la più piena prova della fede, ...
Per la speranza di contemplarTi faccia a faccia, ...
Per la felicità di poter amare il Tuo nome e il Tuo onore, ...
Per l'aiuto degli Angeli nella lotta sulla terra, ...
Per il coraggio che attingiamo dall'opera dei Santi, ...
Per tutti i Santi che intercedono presso il Tuo trono, ...
Per l'immacolata purezza della Vergine Maria, ...
Per la Sacra Scrittura e la dottrina della Chiesa, ...
Per tutte le gloriose vittorie del Tuo regno, ...
Per tutte le splendide feste della Chiesa, ...
Per l'esaudimento della nostra preghiera per i defunti, ...
Perché ci hai dato un'anima immortale, dotata di ragione, ...
Perché hai nobilitato la nostra volontà con la libertà, ...
Perché ci hai dato la buona volontà, ...
Perché ci hai promesso la ricompensa eterna persino per la cosa più piccola, ...
Per l'amorevole Provvidenza che ci guida attraverso la vita, ...
Per la luce che ci ha illuminati nelle notti oscure, ...
Per la mano che ci ha tenuti saldi quando il suolo vacillava sotto i nostri piedi, ...
Per il Cuore di Gesù Cristo che compatisce, ...
Per le grazie che ci hai dato al posto dei castighi, ...
Perché un giorno risorgeremo dai morti, ...
Perché Cristo verrà sulle nubi del cielo, ...
Perché Egli giudicherà con giustizia i buoni, ...
Perché Egli piegherà in ginocchio i superbi, ...
Perché nella sera del Giudizio finale potremo entrare giubilanti in cielo, ...
O Tu, Agnello di Dio, che togli i peccati del mondo, (tre volte)
Perdonaci,
o Signore.
Ascoltaci, o Signore.
Abbi pietà di noi, o Signore.
Preghiamo.
O Dio, che hai detto: «In ogni cosa rendete grazie». Ti preghiamo umilmente, concedici la grazia di iniziare qui sulla terra il nostro ringraziamento in modo da poterlo portare a compimento in cielo. Te lo chiediamo per Gesù Cristo, Tuo Figlio, nostro Signore e nostro Dio, che vive e regna con Te, nell'unità dello Spirito Santo, per tutti i secoli dei secoli. Amen.12
12 Grande litania di ringraziamento di Jakob Olrik, convertito e sacerdote cattolico in Danimarca, Imprimatur: Hafniae, 7.4.1923, † Josef Brems, O. Praem. Episc. Roskildensis Vicarius Apostolicus Daniae.
San Felice da Cantalice con la bisaccia delle elemosine e il rosario
Fra Deogratias
L'ideale francescano della semplicità di cuore riconoscente si mostra a noi in modo del tutto particolare nella vita del santo frate cappuccino Felice da Cantalice (1515-1587). Già da bambino Felice, che non imparò mai a leggere e a scrivere, pregava davanti a croci fatte da sé, mentre custodiva le pecore e le capre di suo padre. Quando in seguito entrò come servo al servizio di altri, un giorno due buoi si imbizzarrirono durante l'aratura e corsero con l'aratro sopra di lui. Felice, rimasto illeso come per miracolo, avvertì chiaramente in quell'evento la chiamata di Dio ed entrò nel più vicino convento dei cappuccini. Nella sequela di Gesù la croce divenne per l'umile analfabeta a tal punto il suo libro di studio che disse: Chi non comprende questo libro non sa che cosa siano i libri. La meditazione della Passione di Cristo, di tutto il bene che il Signore ha fatto per lui, era per lui fonte perenne e segreto più profondo della sua gratitudine e gioia. Spiegava volentieri: Studio sei lettere: cinque rosse e una bianca. Le rosse sono le piaghe del Salvatore, la bianca è Maria, che amava come un bambino.13
Il suo cordiale Deo gratias – Sia ringraziato Dio! per tutto ciò che riceveva come questuante di elemosine del suo convento durante i suoi giri di raccolta per Roma gli valse nel linguaggio popolare il nome di fra Deogratias.
Anche se era convinto che tutte le cose sono in grado di elevarci a Dio, se le guardiamo con occhio umile, per rimanere interiormente con Dio camminava con lo sguardo abbassato e recitando il rosario per le strade di Roma, bussava instancabile alle porte dei palazzi come a quelle delle povere dimore, sempre allegro e contento di ciò che gli veniva dato. Anche agli scherni e alle volgari ingiurie rispondeva sorridendo con un sincero Sia ringraziato Dio – Deo gratias! In tutto, non solo nelle elemosine della gente, ma proprio nelle umiliazioni, fra Felice vedeva un dono dalla mano di Dio, che serviva a santificare lui e gli altri. Il cappuccino aveva un animo infantile e aperto che incantava. Oltre ai poveri e ai malati, molti dei quali guarì, per questo i bambini della città erano i suoi particolari prediletti. Li radunava volentieri intorno a sé e faceva loro ripetere il Deo gratias!, come per farsi aiutare da loro a ringraziare Dio incessantemente. Una particolare amicizia e affinità spirituale lo legava a San Filippo Neri, l'apostolo di Roma e fondatore degli Oratoriani.
Quando fra Felice, stanco, tornava al convento con i «tesori» raccolti, si accontentava di qualche crosta di pane e un po' di vino. Di notte, quando i confratelli dormivano, andava da solo nella chiesa del convento e vi deponeva davanti a Dio, in intima preghiera, le intenzioni dei suoi benefattori e tutto il popolo romano. Pregando con le braccia aperte davanti al Santissimo, trascorreva ora dopo ora, spesso fra le lacrime, in preghiera di intercessione, in profonda contemplazione.
Nel corso dei 40 anni in cui fra Felice svolse fedelmente e con umiltà senza pari il suo ufficio, i romani impararono a conoscerlo e ad amarlo, finché non fu più possibile immaginare Roma senza di lui.
Negli ultimi sette anni della sua vita lo tormentavano spesso violente coliche, ma di queste sofferenze diceva: Sono rose, sono fiori. Il giorno prima di morire fra Felice cadde all'improvviso in estasi con un meravigliato Oh! e disse: Nostra Signora è qui in compagnia di angeli. Dopo aver ricevuto il giorno seguente, che era il lunedì di Pentecoste, il 18 maggio 1587, i sacramenti dei morenti, il cappuccino gridò tre volte, sempre più forte: Deo gratias!, e chiuse tranquillo, come se volesse dormire, gli occhi.14
Ovunque, in ogni luogo, a ogni ora e in ogni tempo, vogliamo lodarLo e rendere grazie a Lui, l'altissimo e sommo Dio eterno, Trinità e Unità, Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose e Salvatore di coloro che credono in Lui, sperano in Lui e Lo amano. San Francesco d'Assisi
13 Fra Lupo, che un tempo aveva dato a Felice il geniale consiglio di ripetere spesso il Deo gratias durante i suoi giri di questua, una notte vide fra Felice prostrarsi davanti all'altare maggiore e supplicare la Madre di Dio: «Prestami un poco il tuo Bambino divino». All'improvviso l'immagine mariana sull'altare si animò, la Madre di Dio si chinò verso di lui e depose tra le braccia di Felice il suo piccolo Figlio, che questi strinse a sé con beato amore e in lacrime.
14 Fonte principale: p. Edilbert Lindner OFM Cap, Die Heiligen des Kapuzinerordens, Verlag der Bayrischen Kapuziner, Altötting.
Varcate le sue porte con inni di grazie, i suoi atri con canti di lode, lodatelo, benedite il suo nome. Sal 100,4