Venite alle nozze!
Beati gli invitati al banchetto di nozze dell'Agnello. (Ap 19,9)
Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire. Mandò di nuovo altri servi con quest'ordine: Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze! Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l'abito nuziale. Gli disse: Amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale? Quello ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti. Mt 22,1-14
Questo opuscolo del Movimento Mariano di Sacerdoti e Laici presenta la Santa Chiesa come sposa di Cristo: la parabola di Gesù sul banchetto nuziale del re, il mistero della triplice Santa Chiesa, la vita nuziale di numerosi santi e la Santa Messa come sole e banchetto nuziale della nostra vita, con testimonianze della grazia e della persecuzione della Chiesa nel nostro tempo.
Indice
- Prefazione
- Il mistero della triplice Santa Chiesa
- Attesa nuziale
- La santa Messa – il sole della nostra vita
- Venite alle nozze!
- Le lacrime della Madre
- Una guida silenziosa alla fede cattolica
- I pesci nella rete della Chiesa
- La Chiesa perseguitata
- La conversione di un attore
- La stella divina e l'anima sposa
- Preghiera per le vocazioni
Prefazione
Dio ha stabilito per gli uomini una sola via verso la beatitudine eterna, e questa via è lo stesso Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo. Egli ha detto: Nessuno viene al Padre se non per mezzo di Me. Io sono la via. (Gv 14,6) Gesù ci ha aperto questa via con il dono amorevole della Sua vita sulla croce, come espressione del più alto amore e della glorificazione del Padre (cfr. Gv 17,1-5), e come sacrificio espiatorio di soavissimo profumo per la redenzione degli uomini (cfr. Ef 5,2). Come unico ed eterno sommo sacerdote dell'umanità, Cristo ha lasciato alla Sua Chiesa, in modo reale e sostanziale, nel mistero dell'Eucaristia, il sacrificio della Sua offerta d'amore sull'altare della croce. Cristo ha unito in modo inscindibile la ripresentazione del Suo sacrificio sulla croce al Suo banchetto nuziale. Questo banchetto nuziale Egli lo celebra donando la Sua carne e il Suo sangue alla Sua sposa, la Chiesa, e a ogni anima fedele e amante. Il più grande atto d'amore in tutta la storia della creazione e dell'umanità è l'offerta sacerdotale di Gesù Cristo sulla croce. Essa viene celebrata qui sulla terra nel sacramento dell'Eucaristia fino al Suo ritorno.
Beati gli invitati al banchetto di nozze dell'Agnello! (Ap 19,9) Queste parole rivelano il senso più profondo della meta per la quale Dio ha creato gli uomini. Egli li ha creati per farli partecipare alla Sua stessa vita divina, e questa vita è la vita soprannaturale ed eterna. La partecipazione alla vita divina significa suprema beatitudine e gioia; a questo rimanda l'immagine del banchetto nuziale. Si tratta della visione beatificante dell'essenza ineffabile e inconcepibile di Dio stesso. La vita eterna è una vita di intima unità della creatura con il suo Creatore. Dio è amore (1Gv 4,8), e perciò si può essere uniti a Lui soltanto amandoLo. La beatitudine eterna in cielo è il compimento più alto possibile del primo e più importante comandamento, cioè amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente e con tutte le forze (cfr. Dt 6,4-5; Mc 12,30).
Questo atto d'amore è così grandioso che rimarrà per tutta l'eternità come memoria e come liturgia celeste, come ce lo annuncia l'Apocalisse nell'immagine del banchetto nuziale dell'Agnello. Perciò Cristo rimane anche in cielo sommo sacerdote per tutta l'eternità (cfr. Eb 7,24).
Gesù Cristo, il sommo sacerdote eterno, è l'unica via verso la beatitudine eterna. Egli però ha unito questa via in modo inscindibile alla verità, perché Egli stesso è la verità (cfr. Gv 14,6). Per la testimonianza («martyrein» in greco) della verità Egli è venuto nel mondo (cfr. Gv 18,37), ed Egli è in persona il testimone («martys» in greco), il fedele («fidelis») e il veritiero («verus») (cfr. Ap 3,14). Da ciò riconosciamo che la via verso la beatitudine eterna, verso il banchetto nuziale dell'Agnello, è una via di fede incondizionata e di fedeltà alla verità, fino al martirio. Senza la fede, cioè senza la fedele adesione alle verità rivelate da Dio, è impossibile essergli graditi (cfr. Eb 11,6), cioè è impossibile entrare in cielo.
Nulla è più estraneo al senso di Gesù Cristo e del Vangelo che intendere o vivere il cristianesimo e la via verso il cielo come una passeggiata sentimentale, plasmata secondo le preferenze individuali, oppure come un ricco menù alla carta. Un tale cristianesimo sarebbe senza croce, senza sacrificio, senza obbedienza alla chiara volontà di Dio, senza rinnegamento di sé. Sarebbe quindi un cristianesimo senza vero amore soprannaturale, e perciò senza vera gioia, senza un vero banchetto nuziale dell'Agnello, poiché l'agnello è per sua natura un essere innocente offerto in sacrificio. Un tale cristianesimo sarebbe un'illusione. Sarebbe un cristianesimo dell'«ego», e perciò il più grande contrasto con Cristo stesso e con il vero cristianesimo, quindi la sua caricatura più brutta.
La Chiesa, fin dai suoi inizi, è stata consapevole del pericolo che un cristianesimo illusorio e caricaturale, senza croce e senza verità, e quindi anche senza amore, comporta. Per questo i primi cristiani e tutte le generazioni dei veri fedeli cattolici hanno sempre custodito nel cuore queste parole dell'apostolo Giuda (Taddeo): Combattete per la fede che fu trasmessa ai santi una volta per sempre. Ricordatevi delle cose che furono predette dagli apostoli del Signore nostro Gesù Cristo. Essi vi dicevano: alla fine dei tempi vi saranno impostori, che si comporteranno secondo le loro empie passioni. Tali sono quelli che provocano divisioni: gente che vive di istinti, ma non ha lo Spirito. Voi invece, carissimi, costruite voi stessi sopra la vostra santissima fede, pregate nello Spirito Santo, conservatevi nell'amore di Dio, attendendo la misericordia del Signore nostro Gesù Cristo per la vita eterna. Siate misericordiosi verso quelli che sono indecisi e salvateli strappandoli dal fuoco. (Gd 3,17-23)
Il più grande e più efficace aiuto nel lungo, faticoso e pericoloso cammino verso la beatitudine eterna è Gesù Cristo stesso, con il dono del santo sacrificio della Messa, la vera presenza del Suo sacrificio sulla croce e il cibo del Suo corpo e del Suo sangue. Questo è il più grande tesoro, il vero sole spirituale della Chiesa. Sì, questo è già qui nella valle di lacrime un'anticipazione del banchetto nuziale dell'Agnello nella vita eterna.
Il santo sacrificio della Messa e la santa Comunione sono anche i mezzi più efficaci perché l'anima cresca nel vero amore eterno verso Dio, nell'amore sponsale verso di Lui. E questo significa nient'altro che santità di vita.
Dio ha voluto che soltanto i sacerdoti possano compiere sacramentalmente il sacrificio della croce, con la transustanziazione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo. Senza sacerdoti non c'è sacrificio della Messa né santa Comunione, e di conseguenza si spegne allora il vero sole spirituale nella vita della Chiesa. Tuttavia abbiamo bisogno non soltanto di sacerdoti, ma soprattutto di sacerdoti santi. Cristo, il sommo sacerdote eterno, casto, veritiero e misericordioso, vuole anche nel nostro tempo così buio e confuso tornare a camminare per le nostre strade attraverso i Suoi sacerdoti, insegnando la verità a chi erra e dubita, consolando chi soffre, donando il perdono dei peccati ai peccatori pentiti e, soprattutto, offrendo il sacrificio della Messa. Perciò anche i sacerdoti, Suoi strumenti umani, devono essere casti, pronti al sacrificio, umili e rendere sempre testimonianza alla verità, fino al martirio.
Il ricordo della verità della chiamata di tutti i cristiani alla santità, e in primo luogo dei sacerdoti, e dell'importanza centrale della santa Eucaristia nella vita della Chiesa, attraverso una penetrazione sempre più profonda, nella fede, della verità e del santo Sacrificio della Messa, celebrato in modo sacro e adeguato alla Maestà divina, con la fruttuosa e reverente ricezione della santa Comunione, con un cuore puro, credente e umile: in questo infatti, secondo l'intenzione della maggior parte dei Padri conciliari, avrebbero dovuto consistere il vero significato e lo scopo del Concilio Vaticano II.
Solo il vero rinnovamento a partire dal mistero dell'Eucaristia, secondo il senso perenne della Chiesa e di tutti i santi, farà sorgere nella Chiesa di oggi dei santi: figli santi, giovani santi, famiglie sante, consacrate sante spose di Cristo, religiosi santi e soprattutto sacerdoti santi. Solo allora alla Chiesa sarà donata una vera primavera spirituale. Su questa primavera riponiamo la nostra ferma speranza, ed essa è già presente anche ai nostri giorni, a cominciare dalle anime che amano Cristo con amore sponsale e che hanno fatto del Cristo eucaristico il centro della loro vita.
Il presente libretto «Venite alle nozze!» sarà senza dubbio un concreto aiuto spirituale per il tanto desiderato vero rinnovamento eucaristico della Chiesa, e darà a molte anime luce, consolazione e stimolo all'amore di Dio e del prossimo e alla santità.
Dio benedica la diffusione di questo piccolo prezioso libretto con molti frutti spirituali!
Possiamo, uniti alla cara Madre di Dio Maria, primo tabernacolo del Salvatore fatto uomo, ripetere spesso le parole di un antico e noto canto di comunione, che accrescano in noi la fede e l'amore soprannaturale per il nostro Signore eucaristico:
Gesù, Gesù, vieni a me, oh, come anelo a Te!
Miglior amico dell'anima mia, quando sarò unito a Te!
Mille volte Ti desidero: vivere senza di Te è pena.
Mille volte sospiro a Te: O Signore Gesù, vieni a me!
Nessun piacere del mondo sazia il mio cuore.
Solo il Tuo amore, Signore, può rallegrare tutto il mio cuore!
Certo, o Signore, non sono puro da meritare che Tu venga a stare da me;
ma una parola dalla Tua bocca e l'anima sarà guarita.
Ardentemente anelo a Te, Gesù, Gesù, vieni a me!
Prendi tutto il mio cuore per Te e possiedilo in eterno. Amen.
Dio conceda abbondanti benedizioni agli autori, a coloro che diffondono e ai lettori di questo libretto!
29 giugno 2019, solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo
+ Athanasius Schneider, Vescovo ausiliare dell'Arcidiocesi di Santa Maria in Astana (Nur-Sultan)
L'Adorazione dell'Agnello mistico (Polittico di Gand, Jan van Eyck)
Il mistero della triplice Santa Chiesa
La triplice Santa Chiesa è composta dalla Chiesa militante, purgante e trionfante. I cristiani sulla terra sono la Chiesa militante, le anime del Purgatorio la Chiesa purgante e i beati in cielo la Chiesa trionfante. Tutte e tre insieme, attraverso la loro intima unione con Cristo, formano il Regno di Dio. Nel Credo chiamiamo questa comunione «comunione dei santi», perché tutti devono essere uniti a Cristo, loro Sposo, mediante la grazia santificante.1
La comunione dei santi sulla terra ci rende partecipi di tutti i tesori di grazia della Chiesa. L'unione con i santi in cielo ci porta la partecipazione ai loro meriti e il loro aiuto mediante la loro intercessione presso Dio. La comunione con il Purgatorio è per noi e per le anime del Purgatorio, che soffrono in modo così doloroso, un grande aiuto. Mediante sante Messe, indulgenze, preghiere e buone opere che offriamo per loro, possiamo abbreviare le loro pene, ed esse a loro volta ci mostrano la loro grande gratitudine, poiché intercedono presso il cielo per tutte le nostre necessità.2
1 Che Cristo sia lo Sposo della Chiesa fu annunciato dai profeti, e Giovanni il Battista lo proclamò. Il Signore stesso si è definito «lo sposo» (Mc 2,19). Allo stesso tempo Egli è anche, come sottolinea l'apostolo Paolo, «il capo del corpo, della Chiesa», che «Egli ha amato e per la quale ha dato se stesso» (Col 1,18; Ef 5,25). Allo stesso modo l'Apostolo presenta la Chiesa e ogni credente, che è membro del corpo di Cristo, come una sposa che egli ha «promessa» a Cristo Signore, perché sia un solo spirito con Lui (cfr. 1 Cor 6,15-17; 2 Cor 11,2) (cfr. CCC 796)
2 Le anime del Purgatorio appartengono ai più profondi conoscitori della miseria terrena e dell'esistenza umana. Poiché vivono in un'esperienza di Dio a noi ancora inaccessibile, sono piene di una forza d'amore verso di noi e sono, in modo particolare, gli amici più fedeli di quegli uomini che, con la preghiera e il sacrificio, abbreviano loro il cammino verso la visione di Dio. (San John Fisher)
Rallegriamoci ed esultiamo, rendiamo a Lui gloria,
perché sono giunte le nozze dell'Agnello; la Sua sposa è pronta:
le fu data una veste di lino puro e splendente.
La veste di lino sono le opere giuste dei santi.
Qualcuno mi disse: «Scrivi: Beati gli invitati al banchetto di nozze dell'Agnello!».3 Ap 19,7-9
3 Non possiamo ottenere la nostra salvezza se non nel corpo mistico della Chiesa, il cui capo è Cristo e le cui membra siamo noi. […] Non c'è altra via né altra porta per noi. (Santa Caterina da Siena)
Maria, Madre della Chiesa⁴
Attesa nuziale
Tutta la Sacra Scrittura è pervasa dal battito dell'amore desideroso di Dio, che bussa continuamente ai cuori, spesso così induriti e chiusi, dei figli degli uomini, per attirarli a Sé nella misericordia. Questo amore sponsale si rivela in modo particolarmente efficace nell'immagine delle nozze, che Dio aveva già preparato nell'Antico Testamento e che, attraverso Gesù Cristo, venuto in questo mondo come Messia e Sposo, è stato solennemente compiuto in uno scambio meraviglioso d'amore.
Ti prendo in sposa per sempre; ti prendo in sposa con il dono nuziale della giustizia e del diritto, dell'amore e della benevolenza; ti prendo in sposa con il dono nuziale della Mia fedeltà. Allora riconoscerai il Signore. Os 2,21-22
Le nozze sono il mistero più profondo di tutta la creazione visibile e invisibile, e quindi anche il mistero più profondo della Chiesa, che va incontro al suo Sposo lungo il pellegrinaggio di questo tempo con un desiderio nuziale.
Profondamente addolorati per le gravi angustie che minacciano la nostra madre Chiesa dall'interno e dall'esterno e la feriscono in profondità, vogliamo con questo piccolo opuscolo gettare nei cuori di molti uomini scintille di desiderio delle nozze celesti, perché il loro amore per Cristo, nel mistero del Suo corpo mistico, si riaccenda ed essi vadano incontro, con lampade accese, allo Sposo e alla Sposa (cfr. Mt 25,1-13).
Una schiera innumerevole di santi ha già raggiunto il compimento su questo cammino verso le nozze celesti e ora intercede per noi davanti al trono di Dio, perché anche noi un giorno possiamo entrare in questa grande sala festiva della gioia eterna del cielo.
Se volgiamo lo sguardo alla vita dei santi, siamo immersi in un'atmosfera della grazia divina, che dagli occhi di queste anime innamorate di Dio risplende in modo quasi palpabile. Si sono lasciate completamente trasformare dal mistero sponsale dell'amore di Dio e sono immerse in una beatitudine tale, di cui il mondo rivolto alla terra non ha neppure un presentimento.
Nei capitoli seguenti alcune di queste luminose colonne di fuoco della Chiesa ci accompagnano sul cammino verso Dio, per il cui onore e la salvezza delle anime si sono completamente consumate.
Vieni, ti mostrerò la promessa sposa! Ap 21,9
Maria, Madre della Chiesa, siamo Tuoi per il tempo e per l'eternità.
Per Te e con Te vogliamo ora e per sempre appartenere interamente a Gesù. Amen.
4 Maria come Madre e Patrona della Chiesa e della Santissima Eucaristia, nonché come Regina degli Angeli. Circondata dai sette arcangeli, Maria sta sulla nave della Chiesa, unita a tutti i fedeli nella lotta per la salvezza delle anime contro il nemico malvagio. I santi angeli e i santi del cielo formano insieme con i fedeli della Chiesa il regno di Maria, in preparazione della vittoria finale di Cristo sulla terra. (Olio su tela di Roswitha Bitterlich)
San Francesco prega davanti al Crocifisso di San Damiano.
San Francesco e la sposa ferita
Quando san Francesco d'Assisi (1181/82 – 1226), un giorno guidato dallo Spirito, entrò nella chiesetta di San Damiano per pregare, fu colpito da insolite visitazioni dello Spirito, e subito gli parlò l'immagine di Cristo crocifisso, le cui labbra si muovevano sul dipinto. Lo chiamò per nome e disse: Francesco, va', ripara la Mia casa che, come vedi, è tutta in rovina! […] Da quell'ora, da quando l'Amato gli aveva parlato, la compassione per il Crocifisso trafisse la sua anima santa. […] Perciò da quell'ora non riuscì più a trattenere il pianto. […] Con i suoi singhiozzi riempiva le strade, e non lasciava che si levasse alcuna consolazione quando pensava ai tormenti di Cristo. (2 Cel 10-11)
La missione che Francesco ricevette dalla croce: Vedi, la Mia casa crolla, va', ricostruiscila! è una parola rivelata da Dio, nella quale è contenuto l'intero mistero di san Francesco. Questo mistero egli lo riceve a San Damiano ancora chiuso, come il bocciolo di un fiore prezioso. Nella chiesetta della Porziuncola gli si aprirà il fiore.
La chiesetta della Porziuncola ad Assisi
Francesco e la povertà
Nella chiesetta della Porziuncola5 nel 1209 fu letto il Vangelo, in cui il Signore manda i Suoi discepoli a predicare in totale povertà (cfr. Mt 10,5-16). Allora san Francesco esultò subito nello Spirito di Dio e disse: Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore! (1 Cel 22)
La missione, che a San Damiano era stata radicata fino al fondo della sua vita, qui alla Porziuncola gli si rivela nella luce più chiara: non deve soltanto costruire case di pietra; deve ricondurre la Chiesa viva di Gesù alla purezza e alla forza in cui la fondarono gli apostoli. Perciò deve vivere lui stesso come gli apostoli. Ciò che egli cercava da sempre con tutto il cuore assume ora la forma della sposa promessa. Egli l'ha trovata, più nobile, ricca e bella che mai abbiate visto. (3 Comp 7) Gesù gli affida il Suo bene più grande e più santo: la Chiesa, la Sua Sposa. Casa, città, Gerusalemme, Sion, Chiesa: sono tutti nomi della Sposa (cfr. Ap 21,2). Francesco deve amarla come Cristo l'ha amata: nei suoi peccati e nelle sue ferite. Vedi, essa crolla. Questa parola tocca tutta l'anima di san Francesco. Cristo vive in lui la Sua vita di Sposo e lo porta con Sé sulla croce. Gesù lo ferisce con la ferita del Suo stesso amore; egli deve «vedere» con quale lebbra è colpita la Sposa, l'intera creazione perduta, quali ferite essa apre nel corpo di Cristo, e con quale amore il suo Sposo discende nella sua povertà per baciare la sua lebbra e ricondurla alla sua dignità.
Qui egli scopre la povertà come mistero della sponsalità. Può ricondurre la Chiesa tra le braccia del Crocifisso solo se è povero come lo stesso Sposo. Così, proprio qui nella chiesetta della Porziuncola, sta l'origine della povertà francescana. Francesco si fidanza con la Sposa Povertà.
5 Il nome «Porziuncola» significa «la piccola parte», «la piccola porzione». La leggenda narra che un pellegrino avesse portato della terra dalla Terra Santa e con questa terra avesse cosparso una radura nel bosco davanti ad Assisi, quanto la terra bastava. Questa area egli la consacrò a Maria e vi costruì una cappella. Si diffuse tra il popolo la voce che gli angeli cantassero lì la lode di Maria, e che molti l'avessero udita. Il Santo amò questo luogo più di ogni altro e comandò ai frati di venerarlo con particolare devozione. […] Il beato Padre raccontava di sapere per rivelazione divina che la beata Vergine, tra tutte le chiese innalzate in suo onore nel mondo, amava questa con particolare predilezione; perciò anche il Santo la amava più di tutte le altre. (2 Cel 18-19)
E il Signore mi dette tale fede nelle chiese che io così semplicemente pregavo e dicevo: «Ti adoriamo, santissimo Signore Gesù Cristo, qui e in tutte le Tue chiese che sono nel mondo intero, e Ti benediciamo, perché con la Tua santa Croce hai redento il mondo.» (san Francesco)
O ammirabile altezza e degnazione stupenda! O umiltà sublime! O sublimità umile, che il Signore dell'universo, Dio e Figlio di Dio, così si umili da nascondersi, per la nostra salvezza, sotto poca apparenza di pane! Perciò vi prego tutti, con tutto l'amore di cui sono capace, che prestiate, per quanto potete, tutta la riverenza e tutto l'onore al santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo. (san Francesco)
Francesco riceve da Cristo e Maria l'indulgenza della Porziuncola (Cornelis Schut)
Francesco e la castità
Il mistero nuziale della Porziuncola ci viene svelato ancora più a fondo nell'indulgenza della Porziuncola.
Una notte d'inverno Francesco fu assalito da fortissime tentazioni contro la castità. La tentazione era così forte che Francesco uscì nella notte gelida, si spogliò nudo e si gettò tra le spine di un roseto. Così divenne padrone della tentazione. Per questa vittoria della fedeltà gli apparvero due angeli, che lo invitarono a venire con loro alla cappella della Porziuncola, dalla cui finestrella splendeva una luce chiara. Entrando, vide sopra l'altare Cristo e Maria, circondati dai cori degli angeli. Si gettò in ginocchio, e Gesù gli offrì di esprimere un desiderio e di affidarlo a Maria. Egli implorò che chiunque entrasse con fede nella chiesetta della Porziuncola ottenesse la remissione di tutte le colpe e delle pene dovute al peccato. Maria accolse la richiesta e la presentò a Gesù nel suo cuore sponsale. Gesù la concesse a lei, indicando a Francesco di far confermare questa indulgenza dal Suo Vicario in terra, il Papa. Il papa Onorio, che in quel tempo si trovava a Perugia, concesse l'indulgenza.
Ma quale sfondo spirituale hanno quella violenta tentazione e la vittoria tra le spine del roseto, che dopo questa lotta per la purezza perse tutte le spine e in pieno inverno stava coperto di fiori?
Francesco deve ricondurre la Chiesa dal peccato al fiore sponsale; splendida, senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata (Ef 5,27). Come può compiere questo incarico, se non custodisce se stesso puro nelle tentazioni più violente e non ferisce, anche solo con la più piccola ombra di desiderio, la Sposa a lui affidata?
Dio, nel Paradiso, ha rivelato l'inimicizia originaria tra il serpente e la donna che partorisce il figlio (cfr. Gen 3,15). In questa inimicizia originaria infuria il diavolo, l'odiatore e distruttore delle nozze di Dio con la creazione, contro Francesco, il paraninfo scelto tra tutti gli altri. Sono battaglie di storia universale che egli combatte e vince nella sua carne contro il diavolo. Egli è l'uccisore del drago, che sa da quale pericolo deve strappare la Vergine (cfr. Ap 12,1 ss.). Nei suoi scritti risuona sempre di nuovo come un grido del suo cuore: E dobbiamo avere in odio il nostro corpo con i suoi vizi e peccati, poiché, vivendo secondo la carne, vuole toglierci l'amore del Signore nostro Gesù Cristo e la vita eterna e vuole perdere se stesso con tutti nell'inferno. (Rnb 22)
Sono le lacrime di Gesù su Gerusalemme che negli occhi feriti di san Francesco diventano sanguinanti: Se avessi compreso anche tu, in questo giorno, quello che porta alla pace! (Lc 19,42) Qui, nella chiesetta della Porziuncola, gli uomini devono riconoscere e convertirsi! Quando Francesco conduce innumerevoli uomini attraverso tutti i secoli alla vita cristiana, ciò è il frutto del suo pentimento e del suo pianto.6 Dio ha dischiuso attraverso Francesco, in un culmine della storia, la parola rivelata sulle nozze. Egli è il messaggero che il sommo sacerdote, dal trono nuziale della croce, manda per invitare tutto alle nozze regali, affinché l'intera creazione sia condotta a casa e sposata nel sangue di Cristo (cfr. Ef 1,10; Col 1,16-20). Questa festa nuziale del sacrificio della morte di Cristo la Chiesa la celebra in ogni santa Messa. Prendete e mangiatene: questo è il Mio corpo, questo è il Mio sangue.
Morendo, Egli chinò il capo verso Maria e Giovanni, la Chiesa sponsale, e consegnò a lei il Suo spirito. Allo stesso tempo dal Suo cuore uscirono sangue e acqua. Così donò alla Chiesa, Sua amata Sposa, la Sua vita e tutti i Suoi meriti redentivi, affinché attraverso il battesimo e l'Eucaristia diventasse la madre di tutti i viventi.
6 Quanto più oggi molte persone considerano impossibile la perfetta continenza, con tanta maggiore umiltà e perseveranza i sacerdoti, e con loro tutta la Chiesa, implorano il dono della costanza e della fedeltà, che mai è negato a chi lo chiede. Allo stesso tempo ricorrono ai mezzi soprannaturali e naturali che sono a disposizione di tutti. (Dal Concilio Vaticano II, Presbyterorum ordinis 16)
Francesco riconobbe come dal cuore trafitto di Gesù sia sorta la Gerusalemme celeste, la Chiesa con i suoi sacramenti e i suoi ordinamenti sacerdotali, come Eva dal fianco di Adamo. Vide come ogni fiore, ogni pietra, ogni verme, ogni nuvola nel cielo, ogni stella, come tutto sia l'ornamento nuziale formato dal sangue di Gesù. Ogni piccolo fiore è intessuto dall'amore dello Sposo divino per la Sua Sposa, che Egli vuole colmare di doni.
Su questa donazione reale di Gesù alla Sua Sposa si fonda il matrimonio cristiano (cfr. Ef 5,22-32). Per questo è un sacramento. Nella celebrazione del matrimonio gli sposi, nel loro essere uomo e donna, vengono consacrati sacerdotalmente dallo Spirito Santo, affinché il loro amore coniugale riceva la forza santificante dell'amore di Cristo.
Papa San Giovanni Paolo II parlava spesso nelle sue udienze pubbliche del significato sponsale del corpo. Attraverso il corpo doniamo noi stessi, o nel peccato o nella santità. Perciò ogni unione sessuale che non avviene nella santità del sacramento è fornicazione: due persone si appagano reciprocamente, nel loro essere uomo e donna, con il loro peccato e profanano il tempio di Dio; disonorano le nozze celesti, che hanno avuto inizio nel battesimo (cfr. 1 Cor 6,15-20).
Il nostro corpo deve diventare un'offerta sacra e gradita a Dio (cfr. Rm 12,1), affinché anche noi possiamo dire amando a Cristo: «Questo è il mio corpo per Te!»
Papa Innocenzo III vede in sogno un religioso che sostiene la Chiesa.
San Francesco e l'obbedienza
Da dove viene la profonda venerazione di Francesco e la sua totale obbedienza alla Chiesa, e precisamente alla Chiesa romana? Consapevole della tensione tra potere sacerdotale e santità personale, scrive nel suo Testamento: Poi il Signore mi dette una così grande fede nei sacerdoti che vivono secondo la forma della santa Chiesa Romana, a motivo del loro ordine, che anche se mi facessero persecuzione, voglio ricorrere proprio a loro. […] E non voglio considerare in loro il peccato, poiché in essi io riconosco il Figlio di Dio e sono miei signori. E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio, nient'altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il Suo santissimo corpo e il Suo santissimo sangue, che essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri. (Test 6)
Poiché il rinnovamento della Chiesa procede in larga misura dalla santificazione dei sacerdoti e delle persone consacrate,7 Gesù ci invita sempre di nuovo a pregare e a offrire per questa intenzione. A Maria Sieler, una mistica del nostro tempo, che condusse una vita di riparazione per il rinnovamento del sacerdozio, Gesù disse: Voglio far partecipare i sacerdoti a Me, voglio fare di loro un secondo Redentore e Salvatore, per attirare di nuovo a Me l'umanità sofferente e oppressa. Voglio essere la loro vita, diventare una cosa sola con loro, comunicare Me stesso a loro. Il Mio cuore deve diventare il loro cuore. (19.8.1937)8
7 La santità dei sacerdoti contribuisce nella massima misura a una maggiore fecondità del loro servizio particolare. Infatti, se è vero che la grazia di Dio può realizzare l'opera della salvezza anche attraverso ministri indegni, ciò nondimeno Dio, ordinariamente, preferisce manifestare le Sue grandezze attraverso coloro i quali, fattisi più docili agli impulsi e alla direzione dello Spirito Santo, possono dire con l'Apostolo, grazie alla propria intima unione con Cristo e santità di vita: «Ormai non sono più io che vivo, bensì è Cristo che vive in me» (Gal 2,20). (Dal Concilio Vaticano II, Presbyterorum ordinis 12)
8 Josef Fiedler S.J., Erneuerung der Kirche – Maria Sieler, Imprimatur: Vindobonae, die 18.04.1988, Praep. Prov. Austria P. Josef Czerwinski S.J.
Un buon pastore, un pastore secondo il cuore di Dio, è il tesoro più grande che il buon Dio possa concedere a una parrocchia e uno dei doni più preziosi della Divina Misericordia. San Giovanni Maria Vianney, Curato d'Ars
In tutti i sacerdoti e i vescovi e, in sintesi, nel Papa, Francesco vede la presenza sacerdotale e l'autorità dello Sposo. In ciò consiste il mistero della Chiesa gerarchica nel suo ufficio di insegnamento, di guida pastorale e di sacerdozio.
Gesù ha affidato alla Chiesa tutto il Suo tesoro di grazia. Ciò avvenne in modo simbolico quando il corpo di Gesù fu deposto dalla croce e collocato in grembo a Maria; lì essa ha ricevuto nel suo grembo tutte le grazie che Cristo ha meritato sulla croce.
A Pentecoste questo tesoro di grazia fu deposto nel grembo della Chiesa, e così la Chiesa fu unita a Maria. La chiave di questo tesoro Cristo l'ha data a Pietro. Egli può aprire e chiudere, legare e sciogliere con validità anche per il cielo, ciò che avviene in particolare mediante l'amministrazione dei santi sacramenti. Anche attraverso l'indulgenza la madre Chiesa dona ai suoi figli grazie in modo sovrabbondante e, con l'autorità di Gesù, condona ciò che in realtà dovrebbero ancora espiare. Poiché, come Gesù nella Sua incarnazione volle dipendere interamente da Maria, così ora vuole, nella Sua opera di grazia, dipendere interamente dalla Chiesa.
Padre santo, custodiscili nel Tuo nome, quello che Mi hai dato, perché siano una sola cosa, come Noi. Gv 17,11
Santa Chiara d'Assisi con il giglio (affresco, Giotto)
La sposa Chiara (1193 – 1253)
Santa Chiara d'Assisi, nata da famiglia nobile, fondò insieme a san Francesco, dal quale fu personalmente rivestita dell'abito a San Damiano, l'Ordine delle Clarisse. Chiara sarà per quarant'anni la donna sotto quella croce che a Francesco parlò a San Damiano.
… in questa angusta clausura spezzò per quarantadue anni, con i flagelli della disciplina, l'alabastro del suo corpo, così che la casa della Chiesa si riempì della fragranza degli unguenti. (LegsC 10)
Così Chiara diventa l'interpretazione vivente della missione che Francesco ricevette a San Damiano da Cristo: ricostruire la Sua casa. In Chiara si rende visibile la Chiesa, che Francesco deve condurre a Cristo come Sua sposa santa e pura, per le nozze. Perciò l'amore di san Francesco per Chiara è l'amore di Cristo per la Sua Chiesa.9
9 Cfr. Eugen Mederlet OFM, Die Hochzeit des Lammes, 1983, pp. 96-133, Imprimatur: P. Karl Feusi OFM, ministro provinciale. I testi delle fonti francescane provengono da Franziskus-Quellen, 2009, e Klara-Quellen, 2013.
Preghiera per la santa Chiesa
O san Francesco, potente intercessore accanto a Gesù Crocifisso nella Sua più grande misericordia. Invochiamo il tuo aiuto nella nostra grande necessità. La meravigliosa creazione di Dio, il mondo, sì, tutta l'umanità e la santa Chiesa si trovano in gravissima angustia.
O san Francesco, tu solida colonna della Chiesa cattolica, già una volta hai sostenuto le mura vacillanti della Chiesa; anche ora essa è minacciata da ogni parte. Ottienici l'unità nella fede, affinché tutti coloro che stanno fuori dalla Chiesa di Gesù Cristo trovino rifugio tra le braccia di Gesù. Perché riconoscano la via del ritorno che li conduce alla fedeltà del Magistero, radicata nella roccia di fondamento del Papato, e alla partecipazione ai meriti di Gesù Crocifisso con la ricchezza di tutti i Suoi tesori di grazia.
O san Francesco, immagine della Passione di Gesù, segnato con le Sue stimmate, sta' accanto ai nostri vescovi e sacerdoti, perché combattano come difensori e custodi della nostra fede, si oppongano all'errore e giungano a somigliare a te. Amen.
Gesù Cristo, l'eterno Sommo Sacerdote
La santa Brigida di Svezia (1302/03 – 1373)
A santa Brigida, patrona d'Europa, che condusse una vita eroica di offerta per il rinnovamento del clero e di tutta la Chiesa, Gesù rivelò più volte il Suo grande dolore per la vita immorale di alcuni dei Suoi ministri.
Una volta Gesù disse a Brigida: Ecco, figlia Mia, quando lasciai il mondo ho affidato ai Miei sacerdoti ciò che Mi è più caro, e ho lasciato loro cinque doni. Primo, la Mia fede; secondo, le due chiavi dell'inferno e del cielo; terzo, il potere di fare di un nemico di Dio un angelo; quarto, la potestà di consacrare il Mio santissimo corpo, cosa che nessun angelo può fare; quinto, il privilegio di poter toccare con le loro mani il Mio santissimo corpo. Ora invece essi si comportano con Me come quelli che negarono che Io avessi risuscitato Lazzaro dai morti. […] Così oggi fanno i sacerdoti, quando non pronunciano le Mie parole né annunciano la Mia dottrina, ma insegnano l'amore per il mondo e predicano la lussuria, e non tengono in alcun conto il peso della colpa che si sono caricati addosso.
Questo lamento del Sommo Sacerdote eterno, trasmesso ai sacerdoti attraverso una santa, non mancò di effetto sul clero e sul popolo.
Quanto Egli ami i Suoi sacerdoti e come li abbia scelti, lo mostrano queste parole rivolte a Brigida: Ho scelto i sacerdoti prima di tutti gli angeli e i santi, e ho dato loro soltanto il potere di rendere presente e di toccare il Mio corpo. […] Ho amato i sacerdoti a tal punto che ho voluto riservare soltanto a loro un tale onore, e li ho fatti salire verso di Me per sette gradini. Devono essere pazienti come pecore, saldi come un muro sul fondamento più sicuro, coraggiosi come guerrieri, prudenti come serpenti; pudichi come vergini, puri come gli angeli, ardenti d'amore come una sposa che desidera la camera del suo sposo.
In una rivelazione che Brigida riceve dalla Madre di Dio, il Papa viene richiamato a vigilare sulla purezza del clero: Il Papa deve ordinare a ogni vescovo di vigilare sulla vita dei suoi chierici, affinché a chiunque non voglia migliorare la propria vita e non voglia perseverare nella continenza siano tolti completamente i benefici, perché a Dio è più gradito che in un tale luogo non si celebri affatto la Messa, piuttosto che il corpo del Figlio di Dio sia toccato da mani di prostitute.10
10 Gottes Nordlicht, di Ferdinand Holböck, 1983, pp. 293-295, 298, Imprimatur: Ordinariato arcivescovile di Salisburgo, + Jakob Mayr, vescovo ausiliare e vicario generale.
La santa Caterina da Siena (1347 – 1380)
Santa Caterina da Siena, dottore della Chiesa e patrona d'Europa, era animata da un amore del tutto straordinario per la Chiesa. Come la sua contemporanea, santa Brigida di Svezia, lottò instancabilmente con le armi dello spirito per la riforma e l'unità della Chiesa. Quando un giorno in una visione le viene posta sulle spalle la «nave mistica della Chiesa», ella crolla sotto il peso. Poco prima della sua morte pregò:
O Dio eterno, ricevi il sacrificio della mia vita per il corpo mistico della santa Chiesa. Non ho altro da offrire se non ciò che Tu mi hai dato. Prendi dunque il mio cuore e premilo sopra la faccia di questa Sposa.11
11 Santa Caterina, tra il 1377 e il 1378, dettò in varie riprese un libro, che viene ordinariamente intitolato «Dialogo della Divina Provvidenza o della Divina dottrina», nel quale l'anima di lei, in colloquio estatico col Signore, riferisce ciò che l'eterna verità le dice, rispondendo alle sue domande riguardo al bene della Chiesa e dei suoi figli e del mondo intero. Il libro è caratterizzato da accento profetico, da equilibrio di pensiero e da lucidità d'espressione. Tocca i misteri più augusti della nostra religione e i problemi più ardui dell'ascetica e della mistica. Il pensiero vigile e implorante è rivolto ai fratelli del mondo, che vede perdersi nei sentieri del peccato e che cerca di scuotere dal torpore mortale: mentre con fine intuizione psicologica getta fasci di luce sulla via della perfezione, esaltando l'elevazione dell'uomo il quale, nella sequela di Cristo obbediente, trova la via sicura verso la Trinità beata … (Papa San Giovanni Paolo II, dalla Lettera apostolica Amantissima Providentia, 29.4.1980)
La santa Teresa di Gesù Bambino (1873 – 1897)
Santa Teresa di Gesù Bambino, carmelitana, patrona delle missioni e dottore della Chiesa, che si consumò in un amore appassionato per Cristo e la Sua Chiesa, scrive nella sua autobiografia:
Capii che la Chiesa ha un cuore, e che questo cuore arde d'amore. […] Allora gridai, traboccante di gioia: O Gesù, mio amore, … finalmente ho trovato la mia vocazione: la mia vocazione è l'amore! … Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa. E questo posto, mio Dio, Tu me lo hai donato. … Nel cuore della Chiesa, mia madre, io sarò l'amore, … così sarò tutto, … così il mio sogno si realizzerà! … Sono solo una bambina, debole e impotente, ma proprio la mia debolezza mi dà l'audacia di offrirmi come vittima al Tuo amore, o Gesù! […] non voglio lasciarmi sfuggire nemmeno un piccolo sacrificio, nemmeno uno sguardo, una parola; voglio approfittare delle azioni più insignificanti e compierle per amore … O mio Gesù! Ti amo, amo la Chiesa, mia madre, e ricordo che il più piccolo moto di puro amore le giova più di tutte le altre opere messe insieme.
Preghiera per i sacerdoti
O Gesù, eterno Sommo Sacerdote, custodisci i Tuoi sacerdoti nella protezione del Tuo Sacratissimo Cuore, dove nessuno può nuocere loro.
Custodisci immacolate le loro mani consacrate, che ogni giorno toccano il Tuo santissimo Corpo.
Custodisci incontaminate le labbra, arrossate dal Tuo Prezioso Sangue.
Custodisci puro e non terreno il loro cuore, che è sigillato con il sublime segno del Tuo glorioso sacerdozio.
Fa' che crescano nell'amore e nella fedeltà verso di Te e proteggili dal contagio del mondo.
Con il potere di trasformare il pane e il vino, dona loro anche il potere di trasformare i cuori.
Benedici le loro fatiche con frutti abbondanti e concedi loro un giorno la corona della vita eterna. Amen.12 Santa Teresa di Gesù Bambino
12 Fondamento della sua preghiera e del suo offrire era in Teresa una grande stima per il sacerdozio. Pur avendo notato le debolezze dei sacerdoti, non passa semplicemente alla critica. Anzi, questo è per lei motivo di preghiera e di offerta. E nell'esame che precedette la sua professione disse: «Sono venuta per salvare le anime e soprattutto per pregare per i sacerdoti.» (Da Thérèse von Lisieux, Selbstbiographie, 1988)
La beata Dina Bélanger (1897 – 1929)
La missione della beata Dina, dell'Ordine delle Suore di Gesù e Maria di Sillery (Canada), consisteva soprattutto in una vita di riparazione per la santificazione dei sacerdoti e delle persone consacrate. Anche a lei il Signore rivelò il Suo grande amore per le anime consacrate, ma anche il Suo profondo dolore per la loro infedeltà.
I Miei sacerdoti, i Miei sacerdoti, ahimè! Li amo tanto! Eppure tra loro ce ne sono tanti che Mi amano così poco! … Se il Mio Cuore durante l'agonia ha versato lacrime di sangue per loro, ciò non è avvenuto soltanto perché si fossero separati da Me con la perdita della grazia santificante, ma anche perché non conducono abbastanza una vita di intima unione con Me. Li chiamo a diventare un altro Cristo. Essere un altro Me stesso: questa è la loro vocazione. Molti di loro sono il Mio conforto, la Mia gloria e il Mio onore. Ma alcuni, ahimè, Mi addolorano … Vuoi, Mia piccola sposa, donarMi per mezzo della Mia santissima Madre il tuo giorno di oggi per i Miei sacerdoti? Vuoi donarMi così ogni sabato? Cioè amarMi attraverso la Mia sublime Madre, pregare, rinunciare a te stessa, offrirti per i Miei sacerdoti? […]
Nelle mani dei Miei sacerdoti sta tutta la vita religiosa della società. Se fossero tutti veramente santi, già la sola loro vista, sia in chiesa, sia per la strada o altrove, volgerebbe i pensieri degli uomini a Me; attirerebbero le anime a Me; chi li incontrasse penserebbe: ecco un altro Cristo che cammina! […]
Se tu sapessi quanto il Mio Cuore viene consolato, quando trovo un'anima che si consegna a Me perfettamente! Ma ne trovo così poche! Anche tra le anime consacrate sono rare quelle che si consegnano a Me perfettamente! – I Miei apostoli Pietro, Giacomo e Giovanni, ai quali Mi ero donato proprio nella santa Comunione e che avevo fatto sacerdoti, erano anime consacrate, e durante la Mia agonia dormivano! Quante anime consacrate dormono ancora oggi, mentre la Mia Chiesa è perseguitata e soffre.
Dina ottiene grandi intuizioni nel mistero del Santissimo Sacramento dell'altare. Se comprendessimo quale tesoro possediamo nella divina Eucaristia, allora le chiese sarebbero piene giorno e notte di adoratori, che si consumano per amore del divino prigioniero del tabernacolo.
Il Mio cuore trabocca di grazie per le anime. Conducile al Mio Cuore eucaristico! Gesù alla beata Dina
A Dina sono rivelati dal Signore anche profondi misteri sulle beatitudini del cielo e sull'ineffabile valore della croce.
Dina vede che il più piccolo grado di beatitudine in cielo pesa infinitamente di più di tutte le gioie immaginabili sulla terra. E ogni minimo atto d'amore, di conformità alla volontà divina, di obbedienza o di rinuncia ci procurerà una tale beatitudine. La Santissima Trinità ci offre gli abissi delle sue ricchezze, ma quanto è esiguo il numero di coloro che li accolgono, abbandonandosi perfettamente all'opera santa di Dio.
Mai potremo comprendere l'immensità della bontà infinita verso ogni anima umana. La vita più lunga qui sulla terra dura in realtà soltanto un breve istante. Quanto siamo folli, se non usiamo questo istante, che è la nostra vita terrena, per la maggior gloria del Signore altissimo. Quali sorprese ci saranno nell'ultima ora, quando il velo si squarcerà sulla verità! […]
Vorrei far comprendere a tutte le anime, specialmente alle anime elette, il valore della croce. Il dolore è una miniera d'oro inestimabile; è una freccia ardente che l'amore scocca dal cuore dell'Infinito, per consumare il cuore umano e immergerlo nella Divinità. […]
No, il cuore di questo Sposo adorabile, così tenero e buono, non viene riconosciuto! Gesù ha scelto la croce come bene santo. L'ha abbracciata con passione, l'ha amata fino alla follia: e questo per noi! […] Quanto si rallegra il Suo Cuore, quando un'anima ferita e crocifissa bacia con amore il flagello, la lancia e i preziosi chiodi! […] O Spirito di verità, per i meriti di Gesù Ti prego, concedi alle anime la luce, insegna loro a stimare i beni veri e a riconoscere la bontà infinita nelle ore della prova e dell'umiliazione.13
O Gesù, eterno Sommo Sacerdote, che per amor nostro hai redento l'umanità con la Tua Passione e la Tua morte in croce, accetta benignamente, per le mani benedette di Tua Madre, la mia sofferenza. Con la Tua croce Ti offro con amore la mia. Rendi fecondo l'apostolato dei Tuoi sacerdoti, affinché venga a noi il Tuo regno di luce, di amore e di pace. Amen.14
13 Die Selige aus Kanada, di Engelbert Recktenwald, 1996.
14 Imprimatur: Frib. Helv. (Friburgo, Svizzera), 15 settembre 1960.
Suor Consolata Betrone (1903 – 1946)
La missione che Gesù affidò alla serva di Dio suor Consolata, dell'Ordine delle Clarisse Cappuccine, consiste nel contribuire, attraverso la «piccola via dell'amore» alla quale invita le anime, al rinnovamento religioso del mondo e alla salvezza delle anime. Questo cammino spirituale, come risulta dagli insegnamenti di Gesù, si può riassumere in tre punti:
- Un atto d'amore incessante: la preghiera del cuore, cioè un atto interiore.
- Un sì sorridente a tutti: vedere Gesù in tutti e trattare tutti come Gesù.
- Un sì riconoscente a tutto: a tutto ciò che Dio vuole da noi.
La vita di Gesù sulla terra fu un unico combattimento per la salvezza delle anime. Di questo desiderio ardente parla il Signore a suor Consolata:
Amore e anime! Che c'è di più bello? […] Gesù, Maria, vi amo, salvate le anime! Abbracciate tutte: le anime del Purgatorio come quelle della Chiesa militante, gli innocenti come i colpevoli, i moribondi, gli empi, tutte le anime!
Gesù affidò a suor Consolata in modo particolare quelle persone consacrate che sono diventate infedeli alla loro vocazione. Così le spiegò:
Consolata, anche tu hai nella Chiesa un gregge che devi condurre alla vita eterna: i tuoi fratelli e le tue sorelle. Orsù, anche tu sarai un buon pastore, che come Gesù dà la vita per le sue pecore.15
Maria, Tu buona Madre dei sacerdoti, prendi tutti i sacerdoti sotto la Tua speciale protezione e il Tuo manto e riconduci con mano materna e benevola al Buon Pastore anche i poveri sacerdoti smarriti, che sono stati infedeli alla loro sublime vocazione. Amen.16
Per questi suoi fratelli e sorelle, Consolata fece tutto. Pregava continuamente, in tutti i suoi compiti, la sua preghiera del cuore: Gesù, Maria, vi amo, salvate le anime!, e faceva di tutto un sacrificio per Dio. Per questo Gesù le donò la promessa:
Ecco, sono tutte cose insignificanti, ma Io ne gioisco molto e attribuisco loro un valore incalcolabile, perché tu Me le offri con grande amore. Tutte queste inezie le faccio scendere come grazie di conversione sui nostri infelici fratelli.
Spesso al monastero furono affidati casi gravi molto concreti, per i quali Consolata assumeva in vece loro le corrispondenti sofferenze. Così sopportava talvolta per lungo tempo aridità, abbandono, assenza di senso, solitudine, dubbi e stati di peccato di sacerdoti. Una volta scrisse al suo padre spirituale in questo combattimento: Quanto costano, dunque, i fratelli! Ma Gesù le fece la grandiosa promessa:
Consolata, tu andrai alla ricerca di ogni fratello e di ogni sorella e Me li ricondurrai, e Io perdonerò loro in virtù del sangue che ho versato per tutti.17
Non ci sia alcun frate al mondo, che abbia peccato, quanto è possibile peccare, che, dopo aver visto i tuoi occhi, non se ne torni via senza il tuo perdono, se egli lo chiede; e se non chiedesse perdono, chiedi tu a lui se vuole essere perdonato. E se, in seguito, mille volte peccasse davanti ai tuoi occhi, amalo più di me per questo: che tu possa attrarlo al Signore. San Francesco
15 Giuda purtroppo non rimase solo: egli fu soltanto il primo di una lunga schiera, che continua fino ai nostri giorni. Tutti questi infelici sono la causa delle spine intorno al Cuore divino di Gesù e delle lacrime più amare della Chiesa, la quale desidera ardentemente che tutti i fedeli cooperino con preghiera e sacrificio alla santificazione dei sacerdoti e delle persone consacrate. Molti si lamentano certamente di questi scandali e lanciano pietre contro le pecore smarrite, ma solo pochi aiutano a ricondurre questi infelici al Buon Pastore. Non dimentichiamo che ogni piccola giaculatoria e ogni piccolo sacrificio in questa intenzione è una perla e un segno del nostro reciproco amore e della nostra responsabilità.
16 Imprimatur: Ratisbona, 1.2.1973.
17 Cfr. Schwester Consolata Betrone di P. Lorenzo Sales, 1961, Imprimatur: Friburgi Helv., 15 settembre 1961.
La santa Messa – il sole della nostra vita
Tra tutti i tesori del mondo nessuno è più prezioso del santo Sacrificio della Messa; e tra tutte le sventure del mondo nessuna è più grande dell'ignoranza di questo santissimo sacrificio. Poiché nella celebrazione della santa Messa, come membra del corpo mistico, stiamo quasi ai piedi della croce e possiamo, uniti a Cristo, nostro Sommo Sacerdote eterno, offrire al Padre celeste il sacrificio perfetto di lode, di ringraziamento, di riparazione e di supplica. La santa Messa è quindi fonte e culmine di tutta la vita cristiana, il culto più alto, la misteriosa ripresentazione incruenta del sacrificio della croce di Gesù Cristo.
Prego anche nel Signore tutti i miei frati sacerdoti, che sono sacerdoti dell'Altissimo […]: quando vorranno celebrare la Messa, puri, in purità offrano con riverenza il vero sacrificio del santissimo corpo e sangue del Signore nostro Gesù Cristo, con intenzione santa e monda. San Francesco
Nell'obbediente donazione di sé di Gesù viene tributata al Padre ogni gloria e onore. Allo stesso tempo l'amore di Cristo apre a ogni uomo una via che conduce al cuore del Padre. Così in questo mistero risplende il tratto più profondo di Dio, la Sua misericordia insondabile. Tutto il nostro essere, la nostra debolezza umana, le nostre preoccupazioni e le nostre necessità, come anche la colpa di tutti gli uomini, lo deponiamo nel mistero della transustanziazione della santa Messa. Poiché nel corpo offerto e nel sangue versato di Cristo troviamo guarigione ed espiazione per i nostri peccati e per i peccati di tutto il mondo.
Della santa Messa si può dire ciò che la Sacra Scrittura dice della sapienza: Essa è un tesoro inesauribile per gli uomini; chi lo possiede ottiene l'amicizia con Dio. (Sap 7,14)
Nessuna ora del giorno è più preziosa dell'ora in cui partecipiamo alla santa Messa. Questo tempo è in verità un'ora d'oro. I sacrifici che assumiamo nella partecipazione alla santa Messa si trasformano in oro. Come il sole supera tutti i pianeti, così la devota partecipazione alla santa Messa sorpassa tutte le altre opere di pietà.
Nulla può eguagliare la grandezza dell'Eucaristia! Metti a confronto tutte le buone opere del mondo con una buona Comunione: è come un granello di polvere accanto a una montagna. San Giovanni Maria Vianney, Curato d'Ars
Nel momento in cui viene celebrata la santa Messa, gli angeli del cielo accorrono alla prigione del Purgatorio e la aprono. San Giovanni Crisostomo
Quando san Pio da Pietrelcina fu una volta interrogato su che cosa dobbiamo fare durante la santa Messa, il santo rispose: Compatire e amare. Era solito anche dire: Sarebbe più facile che il mondo esistesse senza il sole che senza la santa Messa.
O Gesù, per la Tua morte e il Tuo santo Sangue, converti i peccatori, salva i moribondi, libera le anime del Purgatorio, santifica i sacerdoti, i religiosi e le famiglie.
Ad ogni celebrazione della santa Messa risuona la chiamata del Padre celeste: Tutto è pronto, venite alle nozze! Il mio Figlio amato rinnova attraverso le mani del sacerdote il sacrificio del Calvario e vi nutre nella santissima Eucaristia con la Sua stessa carne e il Suo stesso sangue! Eppure, quanto pochi seguono il Suo invito – Ma quelli non se ne curarono … Così si dice nella parabola del banchetto regale, che nel capitolo seguente vogliamo considerare in modo vivo e vicino alla vita.
Venite alle nozze!
Cristo è l'unigenito Figlio di Dio. Nella Sua incarnazione Egli viene per chiamare alle nozze la Sua sposa, la santa Chiesa, e per invitare gli uomini alla festa. La parabola nomina quattro gruppi di invitati:
Il primo gruppo sono gli indifferenti. Ce ne sono anche di fronte all'invito di Dio. L'invito viene loro rivolto più volte con insistenza marcata. Ma la religione non dice loro nulla. Sono realisti, per i quali soltanto ciò che è terreno e materiale è una realtà. Il cristianesimo non li interessa. […] Non ha nulla a che fare con la speculazione in borsa, con l'avanzamento professionale e con la posizione sociale. L'invito resta inevaso sulla scrivania oppure finisce nel cestino. In realtà però davanti a Dio non esiste indifferenza, perché Dio non la ammette. Chi non si cura di Cristo non entra nel Regno di Dio; è quindi uno che sta fuori e di conseguenza rimane fuori. La sentenza finale del Signore suonerà così: Non vi conosco!
Il secondo gruppo sono le persone dell'opposizione. Nella parabola uccidono senza indugio i messaggeri dell'invito. Non stanno né dalla parte del sovrano regnante né da quella dell'erede al trono. […] Stanno chiaramente nell'altro campo. Nella questione del Regno di Dio sono gli atei combattivi, gli odiatori del cristianesimo. Per loro la religione non è una questione indifferente, ma oppio del popolo, un ostacolo all'ascesa dell'umanità, un nemico della vera umanità, un retaggio ingombrante del Medioevo superstizioso, che ormai deve essere eliminato definitivamente. Così conducono la lotta a parole e per iscritto, si uniscono in azione comune e organizzano la resistenza. Nella parabola la risposta del re non si fa attendere. Le sue truppe circondano la sede della resistenza nemica, la rendono un cumulo di macerie e uccidono il nemico. È un'immagine del grande giudizio di Cristo alla fine dei tempi.
Il terzo gruppo sono gli irriverenti. La parabola presenta una figura singola come loro rappresentante. L'uomo, invitato alle nozze dalla strada e al quale nell'atrio è stata offerta una veste nuziale, è convinto che i suoi stracci siano abbastanza buoni. Lo si prenda così com'è. L'invito per lui non significa nulla di particolare. Trasferito sul piano spirituale, si tratta di persone che non vogliono sapere di che cosa si tratti con Dio. Manca loro il timore di Dio. […] La vita religiosa è qualcosa che si esprime di tanto in tanto, più per costrizione che volentieri. Al mattino si va alla messa domenicale, come si va al ristorante a mezzogiorno, la sera a un concerto e nei giorni feriali in ufficio. Dio deve ritenersi fortunato se rispondono all'invito al culto. Sono persone che non hanno mai compreso interiormente che cosa significhi una chiamata di Dio. La differenza tra Creatore e creatura, eternità e tempo, infinito e finito, Signore e servo non è mai diventata per loro realmente viva. […] Perciò non si impegnano affatto per un atteggiamento interiore corrispondente. Non vedono che un cristiano vive diversamente da un non cristiano. Poiché per loro Dio è qualcosa di secondario, non si preoccupano neppure se vivono nella grazia del Signore o nel peccato. […] L'effetto è mostrato in modo drastico nella parabola. È l'espulsione dalla sala della festa illuminata nelle tenebre, dall'elezione alla riprovazione. L'appartenenza esteriore alla Chiesa di Cristo non basta. Se non avviene la trasformazione interiore, tutto finisce nell'espulsione.
Il valore di una sola grazia è maggiore del valore dell'intero universo. San Tommaso d'Aquino
Il quarto gruppo sono i veri invitati alle nozze. La loro provenienza è però singolare: vagabondi, barboni, gente semplice e mendicanti dalle siepi e dai recinti. L'invito fu per loro la grande sorpresa della vita. Hanno accolto con gioia l'invito. Con brividi di riverenza sono entrati nel palazzo, con gioia infantile hanno indossato la veste nuziale ricevuta in dono. E ora sono alla festa nuziale come in cielo. Temono soltanto una cosa: dover tornare un giorno fuori, nella sporcizia e nella miseria, nel freddo e nelle tenebre di fuori. Sono le persone dagli occhi splendenti e dai cuori riconoscenti, le persone che sanno che cosa sono la grazia e la vocazione. È l'uomo del peccato, chiamato nel mondo della grazia. È l'uomo religioso, che sa che senza Dio tutto non vale nulla, che sa apprezzare la vocazione come grazia gratuitamente donata e che porta nel profondo l'esperienza dolorosa della propria debolezza e peccaminosità. Ma tutto svanisce nello splendore della gioia festiva, perché egli sa che il cristianesimo cattolico è festa nuziale, iniziata con l'incarnazione di Dio e che al ritorno del Signore raggiungerà la sua piena altezza festiva, con una luce che non si spegne più e con una gioia che non svanisce più.
Così il cristianesimo esige una decisione, un sì o un no, un per o un contro. […] Si tratta dell'ultimo e del più profondo: di essere eterno o di non essere.18
Padre celeste, Ti offro per mezzo di Maria i meriti infiniti di Gesù, in riparazione di tutte le grazie da me sciupate. Amen.
18 Richard Gutzwiller, Die Gleichnisse des Herrn, 2017, Imprimatur dell'Ordinariato vescovile di Coira, 2 marzo 1960.
Le lacrime della Madre
Piangendo, con il volto nascosto tra le mani, la Madre di Dio apparve il 19 settembre 1846 a due pastorelli a La Salette.
Sono qui per annunciarvi un grande messaggio … Se il mio popolo non vuole sottomettersi, sono costretta a lasciare libero il braccio di mio Figlio. Esso è così forte e così pesante che non posso più sostenerlo. Da quanto tempo soffro per voi! … ma voi non ci fate caso! … Vi ho dato sei giorni per lavorare, mi sono riservato il settimo e non me lo volete concedere.19 È questo che appesantisce tanto il braccio di mio Figlio … Se il raccolto si guasta, la colpa è vostra … Se si convertono, le pietre e le rocce diverranno mucchi di grano e le patate nasceranno da sole nei campi …
Ah, figli miei, bisogna proprio fare la vostra preghiera, sera e mattina. Quando non avete tempo, dite almeno un «Padre nostro» e un'«Ave Maria». Quando potrete fare meglio, ditene di più. D'estate, a Messa vanno solo alcune donne anziane. Gli altri lavorano di domenica, tutta l'estate. D'inverno, quando non sanno che fare, vanno a Messa, ma solo per burlarsi della religione …
Per tutta la durata dell'apparizione le lacrime scorrono dagli occhi della Madre di Dio.20
Nostra Signora de La Salette, Riconciliatrice dei peccatori, prega senza sosta per noi che ricorriamo a Te!
19 Secondo la volontà di Dio, tutte le grazie meritate da Cristo ci vengono donate per mezzo di Maria. Così anche i giorni che Dio ci concede passano attraverso le mani di Maria. (Cfr. Leone XIII, enciclica Octobri Mensae) Perciò a La Salette Maria poté dire: «Vi ho dato sei giorni per lavorare».
20 Il 19 settembre 1851 il messaggio di La Salette fu riconosciuto dalla Chiesa da Philibert de Bruillard, vescovo di Grenoble. Quanto è diversa la strategia della salvezza divina dai programmi di rinnovamento di oggi! Attraverso la Madre di Dio il Signore non chiede un allentamento della dottrina morale della Chiesa, ma penitenza e conversione; non una riduzione della devozione mariana per motivi ecumenici, ma la venerazione del Suo Cuore Immacolato. Di fronte a padre Pio il Signore non chiede l'abolizione del celibato né esperimenti liturgici per vivificare il culto, ma si lamenta dell'indifferenza e della mancanza di riverenza con cui viene trattato nel Santissimo Sacramento dell'altare. Di fronte alla beata Dina Bélanger il Signore non chiede ai Suoi sacerdoti una maggiore apertura al mondo, ma una vita di unione più intima con Lui; e agli ordini e alle comunità non chiede un allentamento della disciplina, ma una maggiore fedeltà alla santa Regola. Nei messaggi alla santa suor Maria Faustina il Signore non propone una riduzione della coscienza del peccato, ma invita a ricorrere spesso alla Sua misericordia nel santo sacramento della Penitenza. Ciò che oggi viene celebrato come progresso è in realtà un abbattimento della dottrina della fede e dei costumi. E questo abbattimento trafigge il Cuore di Gesù e di Maria. (Cfr. Engelbert Recktenwald, Harter Geist und weiches Herz, Imprimatur: P. Josef Bisig, Suprio generalis, FFSP, Opfenbach, 21 ottobre 1996)
Una guida silenziosa alla fede cattolica
I missionari del Verbo Divino (Steyler) padre Götsch e fratel Gervasio ebbero in Cina un'esperienza che sfugge a ogni comprensione razionale.
Fratel Gervasio accompagna il padre da Kaotai a una malata grave. Dopo un viaggio a cavallo di tre giorni, per più di duecento chilometri, sono giunti a destinazione, ma la donna malata era già morta. Abbattuti, i missionari intraprendono il viaggio di ritorno. Circa a metà della salita in montagna incontrano un ragazzo, che li prega di seguirlo da sua madre. Il ragazzo li conduce a circa 15 km di distanza, in un piccolo villaggio. In una capanna di argilla attende una moribonda. Essa pone ai due missionari, senza preamboli, domande strane:
«Straniero, vuoi rispondermi con verità?»
“Certamente.”
«Esiste un Dio in cui vi sono tre figure? Esiste nell'altra vita un luogo di gioia per i buoni e un luogo di spavento per i malvagi? È vero che Dio è venuto su questa terra per morire per gli uomini e per aprire loro il luogo della gioia? Straniero, è tutto vero?»
Il sacerdote conferma stupito tutte queste domande. Da dove conosce la malata queste verità della fede?
«Hai con te dell'acqua», prosegue la malata, «lavami, perché possa giungere al luogo della gioia!»
Come fa a sapere che padre Götsch ha con sé l'acqua battesimale? Dopo una breve conversazione il missionario amministra alla malata il battesimo. Piena di gioia, la madre esprime un nuovo desiderio: «Hai con te del pane. Non un pane comune, ma Dio stesso. Dammene anche a me.»
Anche la moribonda sa che il sacerdote ha con sé il Santissimo. Padre Götsch le porge la santa Comunione e le amministra l'unzione degli infermi.
Poi dice: “Finora tu hai posto domande; ora io ti pongo alcune domande: da dove conosci le verità della fede? Te ne hanno parlato dei cristiani, cattolici o evangelici?”
«Non conosco cristiani, straniero!»
“Hai letto tutto questo nei libri?”
«Non so leggere. Non so nemmeno che esista una letteratura cristiana nella mia lingua.»
“Ma allora da dove hai la conoscenza della fede?”
«Pensavo semplicemente che dovesse essere così. Da dieci anni vivo secondo questa fede. Ho anche istruito i miei figli. Puoi “lavarli” tutti (intende battezzarli).»
“Sapevi che oggi saremmo passati di qui?”
«Sì, ho fatto un sogno e ho visto un uomo anziano, che mi diceva di mandare mio figlio sulla strada e di chiamare i due stranieri; loro mi avrebbero “lavata” per il luogo buono dopo la morte.»
I missionari sono profondamente commossi. Il modo di essere della malata, di fronte alla morte, è così semplice che non resta spazio per dubbi. Al congedo le donano una piccola immagine di san Giuseppe, patrono dei moribondi. Allora la malata è fuori di sé dalla gioia. «Lo conosco, è venuto a trovarmi. È stato da me più volte e mi ha fatto mandare mio figlio sulla strada per chiamare voi.»
Egli è stato da lei in sogno o in realtà? Lei non lo sa, e non le importa. Importante è ciò che ha ricevuto attraverso di lui.
La donna morì ancora nella stessa notte.21
Amorevole san Giuseppe, potente protettore dopo la santa Chiesa, guarda alla grande tribolazione della Sposa di Gesù Cristo e alla terribile angustia di tante anime. Oh, vieni in loro aiuto insieme a Gesù e Maria, agli angeli e ai santi. Confondi i piani degli empi e accendi i cuori dei fedeli con l'ardore dello Spirito Santo, affinché confessino Gesù liberamente e apertamente, combattano e vincano per le cause del Regno di Dio. Amen.22
21 Secondo un resoconto di Ludwig Lenzen dalla rivista «Weite Welt», n. 1, gennaio 1976.
22 Imprimatur: Ratisbona, 13.3.1977.
I pesci nella rete della Chiesa
Molte persone si lasciano influenzare fortemente da una società del nostro tempo, totalmente orientata a questo mondo e priva di fede, e si staccano dal flusso sacramentale della vita della Chiesa, per lo più costrette dalla legge del peccato (cfr. Rm 7,23). Eppure, nonostante la presunta «libertà»23 in nome della quale vengono gettati via soprattutto i valori morali e religiosi, nei cuori di molti regna una profonda tristezza e solitudine. Poiché, se ci congediamo come figli ribelli dai comandamenti di Dio e della Sua Chiesa, alla fine ci troviamo di fronte al caos di una vita fallita.
O mondo ingiusto! Tu fai di tutto per cacciare Me dalla faccia della terra, per bandirmi dalla società. […] Ordisci trame per distruggere la Mia Chiesa e uccidere i suoi servitori. […] E Io ti confonderò con il Mio amore. […] La sola parola «volontà di Dio» contiene un prodigio eterno, cui nulla può essere paragonato. […] La Mia volontà contiene la sostanza di tutte le gioie, la fonte di tutte le beatitudini. Gesù alla serva di Dio Luisa Piccarreta
23 Che questa «libertà» alla fine renda schiavi, lo mostrano le parole di Gesù nel Vangelo di Giovanni. «Se rimanete nella Mia parola, siete davvero Miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi. […] In verità, in verità Io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero». (Gv 8,31-36)
Se noi «dimentichiamo» sempre di più Dio, unica sorgente di ogni gioia, e ci allontaniamo dalla Sua santissima volontà, la nostra coscienza si oscura poco a poco e la fede svanisce. Poiché fede e peccato non possono essere a lungo buoni vicini, e siccome si ama il peccato e non si vuole rinunciarvi, la fede deve cedere.
In considerazione di questa verità san Paolo predica: Conservando la fede e una buona coscienza. Alcuni, infatti, avendola rinnegata, hanno fatto naufragio nella fede. (1Tm 1,19)
Si smette di praticare come cattolici, si parla male con vigore della religione e della Chiesa, si dubita delle verità fondamentali del cristianesimo e alla fine, da un giorno all'altro, si diventa protestanti oppure si esce definitivamente dalla Chiesa. A questo proposito san Cipriano osservò: Nessuno creda che i buoni possano abbandonare la Chiesa. Le tempeste spazzano via la pula e la paglia, non il frumento.
Quando un giovane si vantava davanti al filosofo Pascal di non credere più, questi gli rispose: «Getta via il peccato, e domani sarai di nuovo credente.»
Anche se i «figli di questo mondo» non vogliono più ascoltare l'insegnamento della Chiesa e le sue esigenze morali, tutti i pastori e i fedeli sono chiamati a restare saldi e fedeli alla vera fede cattolica. In particolare quei sacerdoti che rimangono fedeli all'amore per il Signore e alla Sua verità, percorrono sì la via del martirio, ma conservano nonostante molte tentazioni la loro dignità e diventano allo stesso tempo una benedizione per un gran numero di anime che Dio ha loro affidato. Combattono come Giovanni Battista per l'indissolubilità del matrimonio e attirano così su di sé l'odio di «Erodiade», cioè «del mondo». Come Stefano rendono testimonianza alla verità di Cristo e così vengono coinvolti nei combattimenti più violenti: All'udire queste cose, erano furibondi in cuor loro e digrignavano i denti contro Stefano. (At 7,54) E come il beato Otto Neururer, sacerdote e martire, che fu ucciso dai nazisti perché si era opposto con chiarezza al matrimonio di una giovane donna con un ufficiale nazista divorziato e uscito dalla Chiesa, anche i sacerdoti fedeli, se non fisicamente, certo spiritualmente e interiormente, vengono perseguitati a causa del santo Vangelo. Innumerevoli esempi si potrebbero ancora citare, che ci mostrano chiaramente: Gesù non abbandona la Sua Chiesa, perché essa è la Sua amata Sposa e perché Egli ha versato per lei l'ultima goccia del Suo sangue. Dal Suo cuore trafitto scorre il vino nuziale dei santi sacramenti, dei cui frutti ci priviamo per il tempo e per l'eternità quando rinneghiamo la nostra fede cattolica.
Proprio questa grave perdita della fede e dei valori morali, che negli ultimi decenni è in gran parte crollata, svolge un ruolo decisivo nei tragici scandali di abusi, che infliggono profonde ferite al corpo mistico della Chiesa.24
Oggi conduciMi le anime degli eretici (coloro che hanno perso la vera fede) e degli scismatici (coloro che sono usciti dalla Chiesa) e immergile nel mare della Mia Misericordia. Nella Mia amara Passione Mi hanno lacerato le carni e il cuore, cioè la Mia Chiesa. Quando ritorneranno all'unità della Chiesa, si rimargineranno le Mie ferite e in questo modo allevieranno la Mia Passione. Gesù alla santa suor Maria Faustina
24 Mentre i cristiani muoiono per la loro fede e per la loro fedele adesione a Gesù, in Occidente uomini della Chiesa cercano di ridurre al minimo le esigenze del Vangelo. Arriviamo perfino a usare la misericordia di Dio e a soffocare la verità e la giustizia. […] Il vero scandalo non è in realtà la presenza dei peccatori, poiché per loro vi è sempre misericordia e perdono, ma l'incertezza riguardo al bene e al male, […]. Quando uomini consacrati non sono più in grado di comprendere la radicalità del messaggio del Vangelo e cercano di addormentarla, allora ci smarriremo. Poiché qui abbiamo una vera violazione della misericordia. […] Oggi c'è un confronto e una ribellione contro Dio, una lotta organizzata contro Cristo e la Sua Chiesa. […] (Robert card. Sarah, Gott oder Nichts, 2015)
Parole di incoraggiamento del Papa emerito Benedetto XVI
In una sintesi profonda, il Papa Benedetto XVI nella sua lettera pubblicata ci offre impulsi chiari e incoraggianti per un nuovo slancio della Chiesa, che può orientarsi unicamente all'obbedienza e all'amore per il nostro Signore Gesù Cristo. Vogliamo citarne qui un piccolo passo:
Il primo compito che deve scaturire dagli sconvolgimenti morali del nostro tempo consiste nell'iniziare di nuovo noi stessi a vivere di Dio, rivolti a Lui e in obbedienza a Lui. Soprattutto dobbiamo noi stessi di nuovo imparare a riconoscere Dio come fondamento della nostra vita. […]
Dio è divenuto uomo per noi. La creatura uomo Gli sta talmente a cuore che Egli si è unito a essa entrando concretamente nella storia. […] Di questo certo parliamo diffusamente nella teologia con un linguaggio e con concetti dotti. Ma proprio così sorge il pericolo che diventiamo signori della fede, invece di lasciarci rinnovare e dominare dalla fede.
Consideriamo questo riflettendo su un punto centrale, la celebrazione della Santa Eucaristia. Il nostro rapporto con l'Eucaristia non può che destare preoccupazione. A ragione il Vaticano II intese mettere di nuovo al centro della vita cristiana e dell'esistenza della Chiesa questo sacramento della presenza del corpo e del sangue di Cristo, della presenza della Sua persona, della Sua passione, morte e risurrezione. In parte questa cosa è realmente avvenuta e per questo vogliamo di cuore ringraziare il Signore.
Ma largamente dominante è un altro atteggiamento: non domina un nuovo profondo rispetto di fronte alla presenza della morte e risurrezione di Cristo, ma un modo di trattare con Lui che distrugge la grandezza del mistero. La calante partecipazione alla celebrazione domenicale dell'Eucaristia mostra quanto poco noi cristiani di oggi siamo in grado di valutare la grandezza del dono che consiste nella Sua presenza reale. L'Eucaristia è declassata a gesto cerimoniale quando si considera ovvio che le buone maniere esigano che sia distribuita a tutti gli invitati a ragione della loro appartenenza al parentado, in occasione di feste familiari o eventi come matrimoni e funerali. L'ovvietà con la quale in alcuni luoghi i presenti, semplicemente perché tali, ricevono il Santissimo Sacramento mostra come nella Comunione si veda ormai solo un gesto cerimoniale.
Se riflettiamo sul da farsi, è chiaro che non abbiamo bisogno di un'altra Chiesa inventata da noi. Quel che è necessario è invece il rinnovamento della fede nella realtà di Gesù Cristo donata a noi nel Sacramento. […]
La crisi causata da molti casi di abuso ad opera di sacerdoti spinge a considerare la Chiesa addirittura come qualcosa di malriuscito che dobbiamo decisamente prendere in mano noi stessi e formare in modo nuovo. Ma una Chiesa fatta da noi non può rappresentare alcuna speranza.
Gesù stesso ha paragonato la Chiesa a una rete da pesca nella quale stanno pesci buoni e cattivi, essendo Dio stesso colui che alla fine dovrà separare gli uni dagli altri. Accanto c'è la parabola della Chiesa come un campo sul quale cresce il buon grano che Dio stesso ha seminato, ma anche la zizzania che un «nemico» di nascosto ha seminato in mezzo al grano. In effetti, la zizzania nel campo di Dio, la Chiesa, salta all'occhio per la sua quantità e anche i pesci cattivi nella rete mostrano la loro forza. Ma il campo resta comunque campo di Dio e la rete rimane rete da pesca di Dio.
E in tutti i tempi c'è e ci saranno non solo la zizzania e i pesci cattivi, ma anche la semina di Dio e i pesci buoni. Annunciare in egual misura entrambe con forza non è falsa apologetica, ma un servizio necessario reso alla verità.
In quest'ambito è necessario rimandare a un importante testo dell'Apocalisse di San Giovanni. Qui il diavolo è chiamato accusatore che accusa i nostri fratelli dinanzi a Dio giorno e notte (Ap 12,10). In questo modo l'Apocalisse riprende un pensiero che sta al centro del racconto che fa da cornice al libro di Giobbe (Gb 1 e 2,10; 42,7-16). Qui si narra che il diavolo tenta di screditare la rettitudine e l'integrità di Giobbe come puramente esteriori e superficiali. […] Per i cristiani è chiaro che quel Giobbe che per tutta l'umanità esemplarmente sta di fronte a Dio è Gesù Cristo. Nell'Apocalisse il dramma dell'uomo è rappresentato in tutta la sua ampiezza. Al Dio creatore si contrappone il diavolo, che scredita l'intera creazione e l'intera umanità. Egli si rivolge non solo a Dio, ma soprattutto agli uomini dicendo: «Ma guardate cosa ha fatto questo Dio. Apparentemente una creazione buona. In realtà nel suo complesso è piena di miseria e di schifo». Denigrare la creazione è in realtà denigrare Dio. […]
L'accusa contro Dio oggi si concentra soprattutto nello screditare la Sua Chiesa nel suo complesso e così nell'allontanarci da essa. L'idea di una Chiesa migliore creata da noi stessi è in verità una proposta del diavolo, con la quale vuole allontanarci dal Dio vivo, servendosi di una logica menzognera nella quale caschiamo sin troppo facilmente. No, anche oggi la Chiesa non consiste solo di pesci cattivi e di zizzania. La Chiesa di Dio c'è anche oggi, e proprio anche oggi essa è lo strumento con il quale Dio ci salva. È molto importante contrapporre alle menzogne e alle mezze verità del diavolo tutta la verità: sì, il peccato e il male nella Chiesa ci sono. Ma anche oggi c'è pure la Chiesa santa, che è indistruttibile. Anche oggi ci sono molti uomini che umilmente credono,25 soffrono e amano, e nei quali si mostra a noi il vero Dio, il Dio che ama. Anche oggi Dio ha i Suoi testimoni («martyres») nel mondo. Dobbiamo solo essere vigili per vederli e ascoltarli.
Il termine martire è tratto dal diritto processuale. Nel processo contro il diavolo, Gesù Cristo è il primo e autentico testimone di Dio, il primo martire, al quale da allora innumerevoli altri sono seguiti. La Chiesa di oggi è come non mai una Chiesa di martiri e così testimone del Dio vivente. Se con cuore vigile ci guardiamo intorno e siamo in ascolto, ovunque, tra le persone semplici ma anche nelle alte gerarchie della Chiesa, possiamo trovare testimoni che con la loro vita e la loro sofferenza si impegnano per Dio. È pigrizia del cuore non voler accorgersi di loro. Fra i compiti grandi e fondamentali del nostro annuncio c'è, nel limite delle nostre possibilità, il creare spazi di vita per la fede, e soprattutto il trovarli e il riconoscerli. […]26 Papa emerito Benedetto XVI
25 Quando Gesù in Mc 9,42 mette in guardia dallo «scandalizzare uno di questi piccoli», intende con ciò «i credenti semplici, che potrebbero essere scossi nella loro fede dalla superbia intellettuale di quelli che si credono intelligenti». (Dal testo integrale, ibid.)
26 kath.net/pl, 2019.
Io sono la madre di tutti i figli di questo mondo; perché mi disprezzi, mondo? Io sono stata il desiderio di tutti i tempi. Sono la strada di tutte le loro strade: su di me avanzano i millenni verso Dio. Gertrud von le Fort
La santa Messa nelle catacombe
La Chiesa perseguitata
La beata suor Zdenka Schelingová, suora della Croce,27 nata nel 1916 a Kriva (Cecoslovacchia), è un esempio di un'innumerevole schiera di martiri, che hanno offerto la loro vita per amore di Cristo e della Sua Chiesa.28
Suor Zdenka possedeva un equilibrio interiore straordinario e dai suoi occhi irradiava qualcosa di incredibilmente misterioso. Il sorriso delicato e modesto che le era proprio divenne per lei il motivo conduttore, tanto che iniziò il suo diario con le parole: Con un sorriso cogli le piccole rose del dolore, con un sorriso parla, con un sorriso aiuta, con un sorriso accetta le ingiustizie … Con un sorriso nascondi tutto ciò che ti fa male … Con un sorriso sali al Golgota. Là troverai Colui che conosceva ogni malvagità, ogni falsità, ogni errore umano molto meglio di te.
Quanto la sua vita fosse radicata nel sacrificio di Gesù, lo mostrano anche le seguenti parole: Dietro le nubi scure splende il mio amato sole … Dall'altare del Signore vado all'altare del mio lavoro, alla colazione e poi all'infermeria. Ovunque devo continuare il sacrificio dell'altare – senza timore e con gioia.
Con l'intento di distruggere la Chiesa, i comunisti dal 1950 soppressero tutti i conventi e i seminari. Il 20 febbraio 1952 accadde: nell'ospedale in cui lavorava suor Zdenka scattò l'allarme. Nella notte precedente era fuggito un paziente, il sacerdote Štefan Koštial, gravemente maltrattato dalla tortura. La polizia occupò perfino la cappella, in cui le suore stavano celebrando la santa Messa, e suor Zdenka pensò: Ora è giunto il momento – ora andrò anch'io, perché era stata lei ad aiutare il sacerdote a fuggire. Ma inizialmente la discreta suora non fu sospettata. Solo nove giorni dopo fu effettivamente arrestata. Una seconda fuga, da lei preparata per quel giorno, di altri tre sacerdoti e tre seminaristi era stata scoperta. In prigione seguirono quattro mesi di crudeli interrogatori. Suor Zdenka fu ripetutamente torturata brutalmente e poi riportata nella cella coperta di ferite.
Una volta, quando fu quasi picchiata a morte, sussurrò a una compagna di prigionia: Il perdono è la cosa più grande della vita.
Quando l'autorità giudiziaria vide che suor Zdenka, in conseguenza delle brutali torture e dei tre anni e mezzo trascorsi in cinque prigioni, era in fin di vita, decise di scarcerare la religiosa in libertà condizionata il 16 aprile 1955. Il governo non voleva a nessun costo che la si considerasse una martire.
Gli ultimi tre mesi suor Zdenka li trascorse nel reparto oncologico. Pregava molto e, nonostante i grandi dolori, irradiava una profonda pace.
Nella notte tra sabato e domenica, il 31 luglio 1955, le condizioni della malata peggiorarono e, poiché sentiva che la sua vita volgeva al termine, chiese la santa Comunione nelle prime ore del mattino. Suor Zdenka morì tranquilla e silenziosa, a 38 anni, mentre nella cappella veniva celebrata la santa Messa.29
27 Prozia di padre dott. Bernhard Vošicky OCist (Heiligenkreuz).
28 I martiri sono il segno che Dio vive e che è sempre presente in mezzo a noi. Il Suo amore misericordioso si rivela in Gesù Cristo, che ha promesso di non allontanarsi dalla Sua Chiesa e da coloro che hanno deciso di seguirlo fedelmente: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo.» (Mt 28,20) Ora: la Sua presenza è palpabile nei Suoi discepoli perseguitati: «Saulo, Saulo, perché mi perséguiti? Chi sei, o Signore? Ed egli: Io sono Gesù, che tu perséguiti!» (At 9,4-5) (Da Gott oder Nichts del cardinale Robert Sarah)
29 Cfr. Triumph des Herzens, n. 78.
Santo Arcangelo Michele, tu che in cielo hai difeso il trono dell'Altissimo contro l'assalto di Lucifero, proteggi sulla terra il Vicario di Dio, il Papa, e la Chiesa cattolica. Amen.
La conversione di un attore
Tra gli esempi di autentiche conversioni, che sono avvenute attraverso l'opera di san Pio da Pietrelcina (padre Pio, 1887 – 1968) a San Giovanni Rotondo, si distingue in particolare la conversione dell'attore Carlo Campanini. […]
Il cammino di Campanini verso la conversione non fu facile. Era nato in una famiglia povera, ma aveva una madre molto pia. Carlo racconta: Se mai ho fatto qualcosa di buono, è stato soltanto perché lei ha pregato da lassù per questo figlio sventurato. Chi sa che cosa sarebbe diventato di me senza le sue preghiere. […]
La «scintilla di padre Pio», come egli stesso dice, si accese in lui quando aveva 19 anni. Allora lavorava in Argentina per una compagnia teatrale del Piemonte. Un giorno disse al suo amico: Credere in Dio era semplice, quando si potevano incontrare grandi santi come san Francesco d'Assisi. Ma oggi purtroppo non ci sono più grandi santi.
Il suo interlocutore rispose: Eppure ci sono ancora dei santi. Ne abbiamo uno in Italia: si chiama padre Pio. Un frate cappuccino, che porta le stimmate di Cristo e offre le sue sofferenze per il mondo. Queste parole colpirono profondamente Carlo.
L'incontro di Campanini con il padre avvenne alcuni anni più tardi. Egli stesso raccontò nei gruppi di preghiera di padre Pio: Ero sviato, perché purtroppo dei dieci comandamenti del nostro Signore riuscivo ad accettarne solo otto; gli altri due mi davano fastidio, e perciò li avevo rifiutati tutti e vivevo come una bestia. […]
Alla fine del 1949 avevo raggiunto il culmine della mia fama, giravo contemporaneamente tre film, tutti mi invidiavano e mi dicevano: Lei se la passa bene, tra tutte quelle belle donne, con le loro auto costose … Posso dire soltanto come mi sentivo. Odiavo la mia vita.
Il 10 gennaio 1950 salii in auto e andai da padre Pio. Mi iscrissi per la confessione e aspettai. Arrivò il mio turno. Mentre stavo per aprire la bocca, padre Pio mi disse: Dimmi tutto a partire dal 1946. Potete immaginare come mi sentivo.
Mentre parlavo, guardavo a terra. Egli mi disse: Guardami! Guardami in faccia! Ma non ci riuscivo proprio. Allora il padre disse: Ti vergogni davanti a me, che sono un nulla, ma Lui lo hai offeso, senza riflettere. […] Volle sentire tutto. E solo quando gli promisi di cambiare tutta la mia vita, mi diede l'assoluzione. Da quel giorno ho davvero cominciato a vivere.
Disprezzate le vostre tentazioni e non vi ci trattenete sopra. Rappresentatevi nell'immaginazione Gesù crocifisso tra le vostre braccia e sopra il vostro petto, baciate la Sua ferita al costato e dite: Ecco la mia speranza, ecco la viva sorgente della mia felicità! Io Ti terrò stretto, o mio Gesù, e non Ti lascerò finché non mi avrai posto in luogo di sicurezza. San Pio da Pietrelcina
La Messa notturna dei perseguitati (Gebhard Fugel, intorno al 1920)
La santa Messa
Durante il suo soggiorno a San Giovanni Rotondo il padre non solo ricondusse Carlo alla grazia di Dio, ma lo guidò anche nei primi passi della sua nuova vita. Come fondamento pose la santa Eucaristia.
Campanini ammette apertamente di non aver compreso né il valore della santa Messa né quello della santa Comunione, e come tanti altri pensava che si potesse essere un buon cristiano anche senza andare alla santa Messa.
Quando osservava il padre all'altare mentre guardava l'ostia consacrata, si chiedeva: Che significano queste lacrime e questo sangue che gli gocciola dalle mani? Perché soffre così? Perché giorno dopo giorno dà una testimonianza così dolorosa davanti agli occhi degli uomini?
L'attore racconta: Un giorno, mentre mi ponevo queste domande, udii chiaramente una voce nel mio cuore dire: Guarda anche tu quel Crocifisso. […] Quante volte ti sei appoggiato a quella corona di spine per conficcarla ancora più a fondo nella Sua carne; quante volte anche tu hai colpito con il martello quelle mani e quei piedi feriti?
Cominciai a piangere e avrei voluto fare una confessione generale davanti a tutte quelle persone in chiesa. Provai un dolore come non l'avevo mai conosciuto prima nella mia vita. E allo stesso tempo mi resi conto che non avevo ricevuto alcun messaggio nuovo: quelle parole mi ricordavano che già da bambino mi era stato detto nel catechismo che Gesù è morto per noi e che il Suo sacrificio si rinnova nella santa Messa. E avrei ricevuto ancora un segno.
La mattina prima della partenza andai all'altare per ricevere la santa Comunione. Quando il padre mi diede l'ostia, sentii che mi bruciava sulla lingua, come se mi avesse posto una torcia sopra.
Nel modo di ricevere la santa Comunione deve riflettersi quell'amorevole venerazione e quella delicatezza con cui la Chiesa circonda il suo divino Sposo sotto le umili specie del pane e del vino. Dalle Costituzioni delle Cappuccine dell'Adorazione Perpetua di Salisburgo
Mi sono nascosto dietro la chiesa per celare le mie lacrime di gioia e di commozione. Sentivo davvero la presenza di Dio. Quel giorno promisi a Gesù, in ringraziamento per avermi fatto comprendere il dono della santa Eucaristia, che sarei andato ogni giorno alla santa Messa e avrei fatto la Comunione.
Quando tornai a Roma, mi dissero che stavo esagerando e che stavo diventando un fanatico, perché perfino la Chiesa richiede una sola Comunione all'anno e la santa Messa la domenica. Ma rimasi fedele alla mia promessa.30
L'amore per la sofferenza
Padre Pio insegnò molto a Campanini, ma ciò che lo colpì di più e che considera l'insegnamento più importante è l'amore per la sofferenza. Un giorno il padre gli disse in confessione: Figlio mio, se l'umanità potesse comprendere il valore delle sofferenze, gli uomini non cercherebbero più le gioie, ma soltanto i dolori.
Carlo ammette che fu inorridito da queste parole del santo; non riusciva a capirle. Ma man mano che nel tempo diventava sempre più familiare con il padre, fece propria questa dottrina. Disse: Vedevo l'indicibile sofferenza del padre e vedevo che la offriva con gioia per la salvezza delle nostre anime. Così anch'io cominciai a comprendere gradualmente che, nonostante la mia miseria, con la mia sofferenza potevo offrire qualcosa al Signore dell'universo.31
30 Centinaia di migliaia di persone hanno assistito, in profonda commozione, alla celebrazione della Messa di padre Pio a San Giovanni Rotondo, hanno visto il suo pianto, le sue stimmate sanguinanti, e hanno avvertito qualcosa dell'immenso dramma che si compie nel rinnovamento del sacrificio del Golgota.
31 «Der Padre», vol. 1, di P. Marcellino Iasenza Niro, 2006.
Offerta quotidiana
Eterno Padre, per le purissime mani di Maria, depongo nel calice che oggi ogni sacerdote innalza sull'altare i miei pensieri, il mio lavoro, le mie fatiche e sofferenze, la mia presenza, il mio passato, il mio futuro, tutti i miei peccati, tutti i miei cari, tutte le anime del mondo, le anime del Purgatorio, la morte stessa.
Ti offro ogni battito del mio cuore, ogni respiro, ogni passo, ogni parola, con l'intenzione che ciascuna di queste mie azioni sia da Te trasformata in altrettanti atti d'amore, in riparazione dei peccati del mondo. Fa' che, unito al Tuo Figlio Gesù Cristo, il mio giorno sia una Messa continua, un sacrificio perenne,32 una comunione eterna, per soddisfare la Tua divina giustizia! Amen.33
32 Come Gesù rinnova ogni giorno il Suo olocausto nella santa Messa, così anche noi possiamo rinnovare nel sacrificio della santa Messa la nostra dedizione secondo il nostro stato, che offriamo al Padre celeste uniti al sacrificio di Cristo. Ogni lode, ogni preghiera e ogni offerta sono come un recipiente con cui attingiamo sempre di nuovo grazie dalle infinite ricchezze del Cuore di Dio.
33 Imprimatur: 28.12.1970.
La stella divina e l'anima sposa
Gesù, il Salvatore, Egli è la mia stella.
Vivere per Lui, oh, questo voglio volentieri.
Non solo dal cielo Egli mi illumina,
ma anche nel profondo del cuore, sempre.
Un tempo era una stellina nel grembo santo,
nascosto come uomo e tuttavia DIO, onnipotente e grande.
Dall'eterno decreto da sempre stabilito,
doveva diventare bambino la PAROLA DI DIO.
La Santa Vergine Lo ha generato;
MARIA è il Suo nome, DIO l'ha scelta.
Ella mi ama tanto e mi conduce alla stella,
o Sua Madre, quanto la amo!
Il mondo non deve forse svenire di stupore?
Lei ha visto la stella del cielo sulla terra!
Camminando colma d'amore nella divina grazia,
per illuminare le pecorelle nella povertà e nella colpa.
Sul Golgota in alto, non riesco a capirlo:
la mia stella impallidisce amorevolmente sulla croce.
Ora è così buio e notte nel mondo,
ma già dopo tre giorni Egli illumina tutto.
Ora dimora presso il Padre nella tenda celeste
e risplende pieno di bontà su tutto il mondo.
Ma ha promesso che resterà anche qui,
nascosto nel tabernacolo, lì mi illumina.
Basta correre in fretta alla chiesetta,
là Egli dimora pieno d'amore e aspetta il bambino.
Adorando e stupito mi inginocchio qui,
finché Egli mi chiede: «Piccola Mia, che cosa desideri da Me?»
«O stella, o stella, che le pecorelle trovino la via verso di Te!»
Ascoltate che cosa mi risponde:
«Ama e soffri e prega per questo,
allora le condurrò alla porta del cielo!»
Chiedo ancora alla stella: «Oh, dimmi,
che cosa significo per Te?»
Così Lo sento dire con gioia a me:
«Bambina, fanciulla, sposa del Mio cuore, ti piace così?»
Ora vuole sapere se anch'io Lo amo.
«O stella, Tu sai tutto, amo solo Te!»
E se mi dessero oro e denaro, anche intere terre,
direi solo: non è vero.
Alla stella appartiene tutto, sì, tutto a Lui solo,
e stupisci, o meraviglia: Egli è mio.
Dal soffio della Sua bocca nascono i mondi,
nessun pensiero può sfuggirGli.
Se talvolta sono angosciata e triste,
voglio affidarmi ancora di più a Lui.
Solo per amore Egli mi manda la sofferenza,
Lui conosce il valore per l'eternità.
E se incontrassi una creatura così perduta,
le chiederei subito: «Sei forse caduta tra i briganti?»
Vieni presto, corriamo alla stella, Egli ama anche te,
e presto sarai felice come me.
Quando poi la mia vita un giorno sarà finita,
allora la mia stella mi illuminerà nella casa celeste.
Il mio cuore vuole scoppiare dalla gioia e dalla felicità,
finalmente a casa, sono estasiata.
Gli angioletti in cielo cantano forte:
«Oh guardate, guardate, arriva la sposa!»
Lui mi stringe con amore al cuore divino
e mi asciuga dagli occhi ogni lacrima e dolore.
Ora dimoro presso la stella nella beatitudine
e celebro con Lui le nozze in eternità.
Grazie al SIGNORE che mi ha guardata
come Sua piccola sposa del cuore.
E se ho addolorato il Suo Cuore santissimo,
voglio piangere solo nel pentimento e nel dolore.
Allora Egli mi illumina di rosso con il sangue santo
e mi lava pura nel fuoco porpora.
Anche a te, anima mia, Egli non è lontano,
Egli aspetta pieno d'amore e ti vuole tanto bene!
La mia stella mi guarda da sempre,
credi che Egli non pensi anche a te? Cappuccine dell'Adorazione Perpetua
Ecco, Io vengo presto e ho con Me il Mio salario per rendere a ciascuno secondo le sue opere. … Io sono la radice e la stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino. Lo Spirito e la sposa dicono: Vieni! … Sì, vengo presto! Amen. Vieni, Signore Gesù. Ap 22,12-20
Beata Angelina da Marsciano
Preghiera per le vocazioni
Signore Gesù, come un giorno hai chiamato i primi discepoli per farne pescatori di uomini, così continua a far risuonare anche oggi il Tuo dolce invito: «Vieni e seguimi!» Dona ai giovani e alle giovani la grazia di rispondere prontamente alla Tua voce! Sostieni nelle loro fatiche apostoliche i nostri vescovi, i sacerdoti e le persone consacrate. Dona perseveranza ai nostri seminaristi e a tutti coloro che stanno realizzando un ideale di vita totalmente consacrato al Tuo servizio. Risveglia nelle nostre comunità l'impegno missionario. Manda, Signore, operai nella Tua messe e non permettere che l'umanità si perda per mancanza di pastori, di missionari e di persone votate alla causa del Vangelo.
Maria, Madre della Chiesa, modello di ogni vocazione, aiutaci a rispondere di «sì» al Signore che ci chiama a collaborare al disegno divino di salvezza. Amen. Papa San Giovanni Paolo II
La santa Messa è il mio paradiso in terra! San Lorenzo da Brindisi
Beati gli invitati al banchetto di nozze dell'Agnello. Ap 19,9